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Pietro Bandini forlivese in Usa, la sua opera per gli emigranti italiani nel libro di Edward C. Stibili

“Bandini: chi era costui?” Rispondere a questo interrogativo di manzoniana ispirazione ci aiuta a ritrovare la memoria di un figlio dimenticato di questa terra che in qualche caso tende a stendere l’obliosu romagnoli partiti per terre troppo lontane a fare cose onorevoli finiti poi nel dimenticatoio forse perchè anche “politicamente scorretti”. E’ di certo il caso del forlivese Pietro Bandini, sacerdote che fece grandi cose negli Stati Uniti di fine Ottocento e inizio Novecento, un personaggio che, come direbbe un ex magistrato-politico molisano, non ci “azzecca” molto  con l’immagine oleografica della Romagna anticlericale di fine Ottocento; effettivamente  in questa terra che, dopo anni di dominio del Papa, era diventata fucina in larga scala di mangiapreti ecco saltare fuori la  figura di un prete, missionario e impegnato socialmente, che si spese tra gli ultimi di quei tempi: gli emigrati italiani in Nord America.

La banda di ragazzi italiani della comunità agricola da lui fondata in Arkansas nel 1898

In realtà don Pietro Bandini ai primi del Novecento godette di fama e popolarità sia in Italia che in USA per la sua azione sociale innovativa; sembra che John Fante, scrittore italoamericano del Novecento, abbia chiamato Bandini il suo personaggio letterario più noto, ricordando il racconto fattogli dai suoi genitori emigrati dall’ Italia relativamente a un sacerdote italiano che così si chiamava e che tanto bene aveva fatto ai connazionali arrivati in Nord America. 

Pietro Bandini in clergyman

Poi Bandini, finì nel dimenticatoio, almeno in Italia dove fino ad oggi a parte un articolo dello storico Mambelli pubblicato sul periodico Il Momento nel 1931 e il saggio pubblicato dal sottoscritto nel 2004 non c’è molto altro. Diverso è il caso degli USA dove la figura del prete forlivese è stata oggetto di studio e ricerca alla quale ha contribuito di  recentemente uno studio, forse  più completo, su Bandini, quasi cinquecento pagine, “Pietro Bandini: Missionary, Social Worker, Colonizer, 1852-1917” (acquistabile on line), opera dello storico americano Edward C. Stibili, già docente di storia al Calumet College of Saint Joseph di Withing nell’ Indiana, edito dallo Scalabrini International Migration Network di New York.

L’ autore americano  definisce Bandini, la sua vita e le sue opere “…una finestra spalancata su alcuni decisivi sviluppi della storia americana tra la fine del XIX secolo e l’ inizio del Novecento: l’ assimilazione e la cristianizzazione dei nativi,  le questioni legate all’ immigrazione di massa( specificamente quella italiana), la nascita di colonie agricole di immigrati in un tempo nel quale la gran parte dell’ immigrazione era concentrata in sovraffollate aree urbane” .

Ma chi era veramente Pietro Bandini? Nato in una facoltosa famiglia borghese di Forlì nel 1852 che risiedeva in corso Mazzini in un palazzo che al piano terra ospita lo storico negozio di dischi “Calboli”. Pietro Bandini entrò nel seminario di Bertinoro retto dai Gesuiti dal quale uscirono vari missionari che parteciparono all’epopea della Missione sulle Montagne Rocciose, tentativo di riprodurre l’ esperienza delle Riduzioni paraguaiane del Settecento tra le tribù indiane del Nord Ovest degli Stati Uniti. A questa esperienza partecipò anche il nostro Pietro dal 1882 al 1889 svolgendo la sua missione tra  i pellerossa del Montana; rientrato in Italia, Bandini  dovette lasciare la Compagnia di Gesù per motivi mai chiariti, probabilmente di carattere disciplinare.

Pietro Bandini con le vesti per la messa donategli dalla regina Margherita

 

Dal 1891 al 1895 fu un importante collaboratore di monsignor Scalabrini, vescovo di Piacenza e fondatore della Congregazione dei Missionari di San Carlo, nella grande opera di sostegno agli emigrati italiani con l’attivazione a New York della Società San Raffaele, opera assistenziale della quale Bandini fu il primo segretario. Ma un altro capitolo esaltante della opera di don Pietro Bandini fu la sua azione a favore degli emigrati italiani nell’ Arkansas con la fondazione nel 1898 della comunità agricola modello di Tontitown nella quale il sacerdote forlivese espresse con energia il suo impegno di pastore e di organizzatore sociale nel solco degli insegnamenti della Dottrina Sociale. Organizzò dal nulla una comunità di un migliaio di emigrati italiani, costituendo una rete di piccoli proprietari agricoli, una cooperativa di commercializzazione di prodotti ortofrutticoli, una cantina sociale e la scuola per i giovani della comunità.

 La tomba di Bandini

Morì nel 1917 e fu sepolto nel cimitero di Tontitown della quale era stato eletto sindaco 1909, diventando il primo sacerdote cattolico a ricoprire quella carica in USA. Rientrò in Italia temporaneamente solo nel 1911, ritirando il premio all’esposizione di Torino, riconoscimento per la sua instancabile opera a favore dell’ emigrazione italiana in USA, peraltro assai apprezzata anche dalle autorità americane.

Stibili che nella sua indagini storica ha condotto personalmente ricerche, oltre che negli USA, a Forlì, negli archivi scalabriniani a Roma e Piacenza e presso fondi archivistici dei Gesuiti a Roma e Gallarate, ha approfondito i vari aspetti della figura di Bandini, dalla formazione al tormentato e complesso rapporto con la Compagnia di Gesù fino all’ intenso lavoro con gli emigrati italiani, ai rapporti non sempre facili con la gerarchia cattolica americana, prevalentemente di origine irlandese che diffidava degli italiani; d’altronde Bandini aveva una personalità irruente e insofferente della disciplina, agiva d’ impulso, con convinzioni in qualche caso anticonformiste, magari vicine anche  ad ambienti culturali del nascente nazionalismo italiano.

Infatti ambienti cattolici americani del tempo guardavano con sospetto Bandini anche per la sua ammirazione per Garibaldi e per il plauso manifestato per il compimento dell’ unità nazionale italiana. Stibili correda il suo lavoro con una ampia documentazione fotografica e riportando interessantissime relazioni e corrispondenze di Bandini a partire dalla sua missione tra le tribù indiane. Altro aspetto messo in evidenza dallo storico americano è la notevole (e in qualche caso ostentata, secondo alcuni critici contemporanei di Bandini che non mancarono mai) capacità del sacerdote forlivese di intrattenere relazioni ad altissimo livello che gli consentirono contatti con le più alte autorità americane, la famiglia reale italiana e lo stesso Vaticano. 

Paolo Poponessi

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