di Franco D’Emilio
Dal 22 novembre 2010 su provvedimento della Direzione Regionale per i Beni Culturali dell’Emilia Romagna l’edificio, denominato ex Casa del Fascio di Predappio, risulta sottoposto a vincolo monumentale, considerato il valore architettonico e storico della struttura, quale memoria culturale della prima metà del ‘900 italiano.
Si tratta, fra l’altro, di un manufatto giunto ai nostri giorni pressoché immutato nella sua configurazione complessiva, esterna e interna, nonostante decenni di vergognoso abbandono e irragionevole incuria.
Tuttavia, il vincolo monumentale apposto, pur se tardivo a causa, soprattutto, del persistente, anche anacronistico conflitto ideologico tra fascismo e antifascismo, risulta finalmente uno strumento utile sia a salvaguardare l’integrità fisica sia a condizionare e indirizzare ogni intervento, parziale o totale, su detta ex Casa del Fascio.
Infatti, il provvedimento vincolistico impone che ogni opera esterna o interna sul bene predappiese debba essere preventivamente autorizzato dalla Soprintendenza territoriale, competente sui beni architettonici, condizione questa che, dunque, presuppone la presentazione ufficiale, formale di ogni progetto di restauro perché tale Soprintendenza possa giudicare, pure in riferimento alla destinazione d’uso finale dell’immobile in questione: e tutto questo nel rispetto di un filo legislativo dalla Legge n. 1089 del 1939 al Testo Unico n. 490 del 1990 e, infine, all’art. 10, comma 1, del Codice dei Beni Culturali ovvero del D. Lgs 22 gennaio 2004, n. 42.
Quindi, riguardo al recupero di un bene monumentale, quale la ex Casa del Fascio di Predappio, dovrebbe essere chiara e nota agli amministratori locali e a quanti cointeressati la procedura da eseguirsi obbligatoriamente.
Invece, niente.
Lo sterile, contradditorio, parolaio scontro, aspramente polemico, sul recupero e la destinazione d’uso finale della restauranda ex Casa del Fascio di Predappio dimostra solo la superficialità, il pressapochismo delle parti contrapposte: da una parte, l’attuale giunta di centrodestra, subentrata dopo 70 anni di governo della sinistra, e, dall’altra, la nuova minoranza, superstite dalla recente, pesante sconfitta del centrosinistra.
Partirò dagli sconfitti, dunque dall’ultima sindacatura del prof. Giorgio Frassineti, mattatore di un protagonismo personale, tutto misurato, amplificato sul tema del recupero della ex Casa del Fascio di Predappio con il solo risultato di un disastro, una sventura per la sinistra e per la sua stessa figura politica: quanti soldi pubblici per consulenze, progetti di fattibilità, convegni e rimpatriate per sostenere il recupero della ex Casa del Fascio e farne un Museo del Fascismo oppure un Centro Studi sui totalitarismi o entrambe le cose secondo l’instabile proposta del prof. Frassineti e dei suoi autorevoli, forse troppi, interessati sostenitori.
Certo, al trascorso sindaco non è mancato l’impegno di reperire fondi per coprire le spese di restauro, cosa sicuramente necessaria, peccato, però che gli sia sfuggita la cosa più indispensabile ovvero la preventiva autorizzazione della Soprintendenza ai Beni Architettonici di Ravenna al suo progetto di restauro e di finalità museale o centro studi del vecchio immobile fascista.
Mai presentato un progetto ufficiale e spacciato, invece, come giudizio favorevole della Soprintendenza quanto risultava essere solo una valutazione parziale, di massima dello stesso Ufficio nei confronti di un’idea progettuale, neppure definitiva.
Messo alle strette, il prof. Frassineti, confermando il suo abile e scafato funambolismo, ha cercato di scantonare, tirando in ballo un progetto preliminare del 2015, giudicato allora positivamente dalla stessa Soprintendenza, quindi, anche per questo, lo stesso professore si è dichiarato sorpreso dell’odierno parere negativo dello stesso Ufficio.
Furbetto il nostro ex sindaco: un progetto preliminare è solo tale e le autorizzazioni, atti amministrativi certi, non si esprimono affatto su proposte che sono soltanto premessa, preambolo di qualcosa di definitivo e ufficiale, come appunto implica il concetto di preliminarità
Dunque? Niente, la giunta Frassineti ha prospettato solo un progetto futuribile, probabile, assolutamente incerto!
Forse, potrei pensare che la giustamente defunta amministrazione comunale di sinistra pensasse di acquisire forzatamente o per via traversa l’autorizzazione della Soprintendenza, quasi fosse solo una quisquilia, un impiccio sulla propria strada, insomma soltanto un pezzo di carta, una sorta di superfluo “ludo cartaceo” di mussoliniana memoria: in conclusione, l’ex sindaco Frassineti si era posto alla guida di un progetto di restauro della ex Casa del Fascio di Predappio senza disporre della relativa patente di guida, appunto autorizzata dalla Soprintendenza ravennate.
Che dire, un vero dilettante allo sbaraglio che ora non esita neppure ad agitare la minaccia che l’ostacolo della Soprintendenza al suo progetto di restauro e di destinazione museale possa far perdere i finanziamenti in atto: un po’ come dire “muoia Sansone con tutti i Filistei!”, spero che il prof. Frassineti apprezzi la mia generosità nel paragonarlo ad un eroe biblico.
Dall’altra parte, Roberto Canali, novello primo sindaco del centrodestra predappiese, ritiene maldestramente che la mancanza dell’autorizzazione soprintendentizia al progetto della passata amministrazione sulla ex Casa del Fascio lo autorizzi a “mandare a carte quarantotto” ogni precedente progetto senza delineare concretamente, anche solo sommariamente, una proposta alternativa per il restauro e la destinazione d’uso finale dello stesso edificio: sinora, su tutta la questione da parte del nuovo sindaco manca davvero un impegno propositivo e fattivo.
Del sindaco Canali condivido, però, la perplessità circa quel sedicente Centro Iniziative per Predappio a presidenza, guarda caso, di Giorgio Frassineti e, soprattutto, sotto l’egida della Fondazione della Cassa dei Risparmi di Forlì, centro che mi pare rivendichi un ruolo eccessivo, limitativo, condizionante se non costrittivo nei confronti dell’autonomia amministrativa del Comune di Predappio, tanto più ora nella sua configurazione di centrodestra.
Sulla ex Casa del Fascio di Predappio il sindaco Canali deve ribattere concretamente con una proposta alternativa, solo così potrà apprezzarsi il suo confronto con il trascorso Frassineti.
Sinora il confronto tra i due fronti contendenti si è svolto con spirito di contrapposizione ideologica, della quale la precedente querelle sul mancato finanziamento di un viaggio formativo ad Auschwitz da parte dell’attuale giunta predappiese di centrodestra è stata un prologo per indurre nei predappiesi l’idea che Canali e la sua giunta siano avversari dell’antifascismo e della sua cultura, compresa la possibile finalità museale della ex Casa del Fascio.
Finora, dall’una e dall’altra parte, stanno volando soltanto stracci a tutto scapito dei cittadini di Predappio, costretti pure a subire la commediola della minoranza di centrosinistra che attraverso Frassineti e i suoi supporters critica la condotta del sindaco Canali sul problema della ex Casa del Fascio, ma, poi, in consiglio comunale dichiara, invece, sullo stesso tema la propria disponibilità a collaborare con la giunta in carica!
Gatta ci cova! Gran puzza di bruciato!
È evidente come l’unico comportamento autorevole e degno di valore amministrativo sia stato quello dell’arch. Giorgio Cozzolino, Soprintendente ai Beni Architettonici di Ravenna: ha svolto il suo ruolo coerentemente al percorso sinora informale del progetto di restauro dell’edificio fascista di Predappio senza escludere ogni sua successiva attenzione ad ogni sviluppo progettuale, soprattutto se ufficiale, sottoposto alla sua necessaria autorizzazione.
Eppoi, ha esposto legittime riserve su un progetto di massima che certo non lo ha convinto della bontà di assicurare l’integrità esterna ed interna della ex Casa del Fascio: una prova di indiscutibile competenza e professionalità.
Resta fermo il duplice obbiettivo di restaurare il detto immobile per destinarlo ad una finalità rispondente agli interessi dei predappiesi, quindi con una ricaduta sociale più ampia possibile. In proposito, vale riflettere sull’esperienza del recupero delle Gallerie Caproni: quanto ha giovato al Comune di Predappio, ma in particolare ai predappiesi?
Intanto, proceda il progetto dello Studio Valle di Roma ed altri, vincitore del relativo concorso per il recupero e il consolidamento strutturale dell’edificio, oggi sofferente di tanto degrado.
Da sinistra e da destra si smetta di far volare stracci!




















