La dottoressa Roberta Maselli,  responsabile dell’endoscopia operativa endoluminale presso l’Humanitas di Milano ha effettuato oggi, all’ospedale “Morgagni – Pierantoni di Forlì”, il primo intervento  di   POEM (Per-Oral Endoscopic Myotomy) in Romagna su una donna di  47 anni, affetta da sindrome di Down e da acalasia esofagea. L’intervento è perfettamente riuscito.

 “L’acalasia esofagea è una patologia ad eziologia sconosciuta, caratterizzata dal mancato rilasciamento dello sfintere esofageo inferiore durante la deglutizione – spiega il dottor Carlo Fabbri,  direttore della Uo di Endoscopia Digestiva di Forlì e Cesena –  La malattia, annoverata tra le patologie rare è molto invalidante e si presenta con disfagia, rigurgito alimentare, dolore toracico e porta i pazienti a perdere peso in maniera repentina fino anche ad un quadro di cachessia se non si arriva ad una diagnosi in tempi adeguati.La diagnosi è difficoltosa e molto spesso viene effettuata solo da specialisti di patologia esofagea, perché prevede l’esecuzione di una radiografia del tubo digerente con mezzo di contrasto, una manometria esofagea e una gastroscopia.L’acalasia è il disordine motorio primitivo più frequente dell’esofago. “

“Qualche anno fa  – prosegue il dottor Fabbri –  in Giappone, il Prof. Haruhiro Inoue, della Showa University, ha ideato una nuova procedura endoscopica che si propone come alternativa alla chirurgia nel trattamento dell’Acalasia. Si tratta della P.O.E.M. (Per-Oral Endoscopic Myotomy e consiste nell’eseguire una miotomia esofagea per via endoscopica, evitando quindi l’incisione cutanea, necessaria per l’atto chirurgico convenzionale.La durata media della procedura è di circa 90 minuti. I vantaggi della metodica sono, oltre alla mini-invasività, il minore dolore postoperatorio e le scarse aderenze (il che non pregiudica anche un eventuale intervento chirurgico laparoscopico nei casi di insuccesso endoscopico).   In italia sono tredici i centri che sono in grado di effettuare questa tecnica e in Romagna non era mai stata applicata. La maggior parte dei pazienti può tornare a casa dopo tre giorni e riprendere mangiare normalmente.”

” Questo primo intervento in Romagna  – ha spiegato  il dottor Omero Triossi, responsabile della Uo di Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva di Ravenna, presente all’evento con il dottor Mauro Giovanardi, direttore della omonima Unità Operativa  di Rimini – è solo la rpima tappa di un progetto di formazione che l’Ausl Romagna ha iniziato con la dottoressa Maselli e con l’Humanitas di Milano, che proseguirà con una formazione in loco degli endoscopisti romagnoli, per arrivare a costituire un team di medici specializzati nella chirurgia endoscopica endoluminale” 

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