La protesta dei profughi del Centro di accoglienza di San Benedetto in Alpe, nel Comune di Portico di Romagna in alta Valle Montone nel Forlivese è terminata, ma la vicenda non è finita qui.
I profughi che questa mattina avevano organizzato una protesta, hanno chiuso a chiave un’operatrice in attesa che sbloccassero il pagamento della diaria di due mesi di arretrati. Sono intervenute le forze dell’ordine, Carabinieri e Polizia stradale di Rocca per portare la calma. Momenti di tensione ci sono stati tra le 7 e le 10 di questa mattina venerdì 13 aprile. La Questura e i Carabinieri erano già pronti ad inviare in Alta Val Montone gli uomini del Reparto Mobile. La donna che lavora nella struttura sarebbe stata chiusa una una stanza. Gli stranieri minacciavano di non liberarla fino a quando non sarebbero arrivati i soldi della diaria che sono in ritardo di due mesi.
Poi è arrivato anche il presidente della cooperativa Acquacheta, l’ex sindaco di Portico Mirko Betti che ha cercato di parlare coi rivoltosi. Alla fine si sono calmati, ma non è escluso che parta una denuncia per sequestro di persona come già è avvenuto in altri centri. Di solito quando ci sono gli stranieri profughi di mezzo, in Italia, si usano due pesi e due misure. Nel Comune di Portico ci sono una quarantina di stranieri, è uno dei Comuni con la più alta densità di profughi rispetto alla popolazione.





















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