Il risultato delle trascorse elezioni politiche è chiaro: il M5S è il movimento/partito politico italiano più votato, l’alleanza di centrodestra tra Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia risulta, invece, la coalizione col maggior consenso.
Comunque, nessuno di questi due antagonisti possiede la maggioranza utile a supportare un proprio governo del paese.
L’Italia, poi, risulta spaccata in due: il nord, ampiamente produttivo, dinamico ed innovativo, si è affidato al centrodestra, in modo particolare alla Lega; il centrosud, scarsamente produttivo, molto statico, tanto incline all’assistenzialismo pubblico, è risultato, invece, estesamente tutto pentastellato.
Il risultato elettorale non si discute, la volontà stessa degli elettori merita rispetto, contrariamente, infatti, tradiremmo i principi della nostra democrazia parlamentare.
Possiamo, invece, porre in discussione la gestione del risultato elettorale da parte di alcuni soggetti politici, vincitori e non, protagonisti di quest’ultima tornata elettorale.
Iniziando dal M5S, dobbiamo rilevare come tanto suo spirito innovativo all’insegna, finalmente, di quella Terza Repubblica, subito proclamata dall’enfant prodige capopopolo Luigi Di Maio, si stia, in realtà, traducendo nella miserevole proposta di un proprio “governo monocolore con appoggio esterno” ovvero i grillini cercano solo l’alleanza di chi sia disposto. magari in cambio della presidenza della Camera o del Senato, a dire sì ad un governo di colore solo pentastellato, con ministri solo pentastellati e attuativo appieno solo del programma pentastellato.
“Cà nisciuno è fesso”, neppure qualche credulone degli elettori grillini può pensare che una moderna Terza Repubblica possa costruirsi sul retaggio tanto vituperato della Prima Repubblica: i governi monocolore della vecchia DC con l’appoggio esterno di qualche stampella compiacente. E questa volta la stampella del M5S non può che essere il PD, ampiamente rottamato dall’altrettanto enfant prodige, Matteo Renzi, quindi un partito in profonda crisi identitaria e politica: il PD è allo sfascio, tipico di una resa dei conti interna, e senza la segreteria di Renzi sarebbe un alleato ideale, prono e muto, perchè nella condizione psicologica di piegare la testa ai diktat pentastellati. Il PD per risorgere ha bisogno di prendere fiato, quindi di una tregua, possibilmente senza perdere visibilità, dunque ben venga un’intesa con il M5S, fra l’altro in opposizione al centrodestra.
La Lega di Salvini, all’opposto, dopo il suo exploit elettorale, ha troppa identità politica, propositiva e fattiva, per piegarsi ad un “generoso patto di schiavitù”, offertole dal M5S. Eppoi la ricetta economica leghista riguardo al fisco, agli investimenti, alla lotta alla povertà e agli sprechi è davvero ben diversa rispetto a quella grillina, tanto incline all’assistenzialismo, quindi prossima allo spirito delle regalie renziane di 80 euro.
Terza Repubblica? Dia retta, on. Di Maio, con lei stiamo tornando agli inciuci della Prima Repubblica e non c’è politico peggiore di chi, come lei, fa credere di guardare al futuro con il binocolo inverso del passato.
Il popolo grillino, ora vasto ed esultante elettoralmente, ha giustamente i suoi Masanielli, spesso anche tanto volubili, come Pulcinella, nelle loro posizioni e affermazioni: mi auguro che prima o poi finisca la farsa pulcinellesca, proprio per scongiurare un epilogo alla Masianello.
Franco D’Emilio




















