di Franco D’Emilio

Sicuramente internet e l’uso dei social network hanno profondamente trasformato la comunicazione: usiamo la rete come fonte veloce di informazione, ricorriamo ai social per contattare rapidamente persone e gruppi, per commentare, illustrare con fotografie, video la vita privata e pubblica, nostra e altrui.

Il web consente a tutti libertà di espressione e di ampliamento delle proprie conoscenze, è stata e sarà una grande rivoluzione democratica, che, però, va difesa, salvata da quanti vorrebbero trasformarla in un ring permanente di confuse verità, tante falsità, soprattutto beceri comportamenti. 

Non occorre essere personaggi famosi per postare sui social, ma questa estensione espressiva della comunicazione personale e collettiva non sempre rispecchia un comportamento razionale e riflessivo, incline al confronto motivato, anzi perlopiù, ormai, confonde la libertà d’espressione con l’insana pretesa di dare sfogo anche alla parte più sordida, umorale, viscerale dell’animo umano: così gli stessi followers possono essere interessati da commenti positivi oppure bersagliati da commenti astiosi o sprezzanti, provocatori o ingiuriosi, tutto sempre amplificato dalla notevole visibilità dei social. 

Il rischio è notevole, non privo di lati oscuri e insidia il grande traguardo della comunicazione digitale.

Pure le relazioni umane e ampi spazi delle attività del territorio forlivese, dalla politica alla cultura, dallo sport alla musica al tempo libero, si esprimono sui social come su un campo di battaglia dove sono quasi giustificati colpi bassi, scorretti, spesso improntati alla violenza e all’odio: è l’espressione locale, in crescente sviluppo, di un fenomeno generale, anzi globale che usa le parole come armi per colpire e offendere.

Tantissimi forlivesi cercano nei social proprio quel modello di aggregazione che appare più accessibile, immediato perché al confronto reale, critico tra le persone  sostituisce subito l’intesa immediata su un consenso o un dissenso oppure su una condivisione. Si passa, così, dalla scelta minimalista di un “mi piace” alla formulazione più motivata di un commento, positivo o negativo che sia, su una persona, una foto, un video, un resoconto o una notizia.

Al pari di tutti gli utenti dei social anche quelli forlivesi, pur nella loro dichiarata identità di profilo, spesso supportata da una foto personale, non esitano ad esprimere il loro dissenso in modo offensivo, volgare, quasi che lo schermo del computer possa garantire loro protezione e impunità. 

Frequentemente nei post dal territorio forlivese non mancano parole di odio o violenza o denigrazione, sino alla diffamazione o alla calunnia, contro persone, bersaglio sulla base di alcune caratteristiche quali razza, aspetto fisico, genere, appartenenza politica, sociale, culturale, religiosa.

Capita, così, di leggere post davvero impensabili: dal sindaco che, ambizioso di riscrivere la recente storia italiana, offende e ingiuria gli avversari, alla sindaca che, dimentica dell’antica civiltà, trascorsa sul suo territorio, sbraita contro il dissenso cittadino sulla raccolta dei rifiuti; dal piddino che, riottoso allo sfascio del suo partito, tira merda sul governo in carica, al leghista, fermo al primo stampo becero-razzista; dal pentastellato, che insinua e sottintende maldicenze, salvo, poi, ritrattare, al vecchio o nuovo fascista, comunque ostinato nel delirio di un futuro tutto nero.

Tutta la politica, forlivese e nazionale, diventa, dunque, oggetto di una delegittimazione insensata, stupida, che non disdegna toni da trivio.

Aggiungiamo, poi, il vasto repertorio di post, espliciti pure nel forlivese nell’assecondare maschi arrapati con foto o video di donne da sogno, forse di un altro pianeta, o di donne nostrane, magari utenti dello stesso social. 

Di pari passo con i social network sono nate pure sul territorio forlivese, come spesso riferiscono le cronache, nuove forme di violenza come il cyberbullismo, il cyberstalking, il revenge porn, pubblicazione online di immagini o video con scene di sesso esplicito.

Nei forlivesi si sta perdendo il confine tra la realtà e il virtuale: sempre più si ha la possibilità di colpire chiunque, dovunque ed in qualsiasi momento; sempre più si usano i social per esprimere sentimenti avversi, ostili, spesso derivanti da quell’insicurezza dell’oggi e del domani forlivese, legata alla crisi economica, alla disoccupazione., soprattutto giovanile, alla violenza contro le donne, all’incertezza politica, istituzionale, al peso amministrativo e fiscale.

Per contrastare questo fenomeno dilagante è fondamentale che vi sia una efficace regolamentazione dei social network in grado di rimuovere immediatamente video, foto e commenti che possano danneggiare le persone.

Inoltre, bisogna lavorare sull’educazione dei giovani e degli adulti, organizzando programmi di educazione interculturale e convivenza civile nelle scuole, nei luoghi di lavoro del forlivese.

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