A poche ore dall’inaugurazione della mostra di Maurizio Cattelan (artista che ha iniziato la sua carriera a Forlì) alla Blenheim Art Foundation a Woodstock nel Regno Unito, nella notte tra il 13 e il 14 settembre una banda di ladri ha fatto irruzione all’interno del Blenheim Palace, la casa natale di Winston Churchill, e rubato il noto water d’oro da 101 chili realizzata dall’artista italiano nel 2016. L’opera si chiama America è questo il titolo della scultura in oro 18 carati che nel 2017 è stata esposta – e perfettamente funzionante! – al MoMA di New York, non è stata ancora ritrovata dalla polizia ma, stando a quanto riportano la BBC e The Guardian, intanto sarebbe stato fermato un uomo di 66 anni. “L’opera d’arte non è stata ancora recuperata, ma stiamo conducendo un’indagine approfondita per trovarla e consegnare i responsabili alla giustizia”, ha dichiarato la polizia di Thames Valley facendo ricredere chi legittimamente pensava ad una trovata di Cattelan stesso.

Maurizio Cattelan

Come racconta Paola Tassinari su Romagnamare, Cattelan arriva in Romagna perché si innamora di una ragazza di Forlì; qui con la sua immancabile bicicletta, gironzola su e giù, lavora qui e là, facendo anche il becchino. La prima mostra è all’Oratorio di San Sebastiano, a Forlì, espone la sua camera da letto. Le idee dell’artista sono di natura goliardica, molti lo esaltano, altri lo denigrano. Eppure l’arte è anche gioco e divertimento, non so perché oggi la cultura oscilli tra una superba seriosità piena di sé e una satira cattiva, corrosiva, mi piacerebbe che l’arte fosse “eutrapelica”, parola desueta che significa gioia e buonumore, e che è l’arte difficile del far ridere e deridere con lievità. Vediamo un po’ gli “scherzi” di Maurizio. Negli anni in cui viveva a Forlì, tra il 1980/’90, furono rubate in città alcune targhe, quelle che identificano medici, avvocati e altro; queste targhe, con l’aggiunta della scritta: “Non si accettano testimoni di Geova”, vennero trovate al Guggenheim Museum di New York, facevano parte di un’opera di Cattelan. Sempre a Forlì, l’artista denunciò ai carabinieri la scomparsa di una sua opera, corredata da indizi e particolari, l’opera non fu mai trovata anche perché era intitolata: “Invisibile”. Alla Biennale di Venezia del ’93, mette in scena “Lavorare è un brutto mestiere”,   vendendo il suo spazio espositivo a un’agenzia di pubblicità . Ai Caraibi organizzò la “Sesta Biennale” che consisteva in due settimane di villeggiatura gratuita per gli artisti invitati, che non dovevano esporre nulla. Nel 1999 presentò come opera vivente il suo gallerista milanese, appendendolo a una parete con del nastro adesivo grigio, al termine della performance, il gallerista fu ricoverato al pronto soccorso privo di sensi. Destò molto scalpore una sua scultura, che ritraeva Hitler in ginocchio mentre pregava e un’altra opera che esponeva tre bambini-manichini impiccati a un albero di Porta Ticinese a Milano.

Maurizio Cattelan è conosciuto anche a Rimini per gli otto manifesti formato 6 per 3 commissionati dal Comune di Rimini per rilanciare l’identità romagnola che tanto hanno fatto discutere nel 2014.

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