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Il saluto romano non è reato se è per commemorare

Lo ha deciso la Cassazione

Immagine tratta dal libro di Roberto Zoli "Ho scritto a Mussolini"

Il saluto romano “non è reato se ha intento non violento e commemorativo”. Lo dice la Cassazione, che ha assolto due manifestanti, imputati nel 2014 per “concorso in manifestazione fascista”, reato previsto all’articolo 5 della legge Scelba. I due avevano alzato il braccio destro durante una manifestazione organizzata all’epoca a Milano da esponenti di Fratelli d’Italia.

Sulla decisione di merito, afferma la Cassazione, la legge non punisce “tutte le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, ma solo quelle che possono determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste” e i gesti e le espressioni “idonei a provocare adesioni e consensi”. Una decisione che farà discutere, specie in relazione al dibattito su fascismo e antifascismo in questo delicato momento della campagna elettorale. A questo punto i nostalgici possono farlo durante le celebrazioni che si svolgono a Predappio per gli anniversari di Benito Mussolini.

La vicenda

La Cassazione ha così definitivamente assolto due manifestanti, che durante una commemorazione organizzata a Milano nel 2014 da esponenti di Fratelli d’Italia, rispondendo alla “chiamata del presente” avevano alzato il braccio destro facendo il saluto fascista. Un gesto che gli era valsa un’imputazione per “concorso in manifestazione fascista”, reato previsto all’articolo 5 della legge Scelba. La Cassazione (sentenza n. 8108) ha respinto il ricorso del pg di Milano, confermando le decisioni del gup e della Corte d’appello di Milano (quest’ultima del 21 settembre 2016).
Condiviso il percorso che ha portato alle decisioni di merito:la legge non punisce “tutte le manifestazioni usuali del disciolto partito fascista, ma solo quelle che possono determinare il pericolo di ricostituzione di organizzazioni fasciste”, e i gesti e le espressioni “idonei a provocare adesioni e consensi”.
E il saluto romano fatto dagli imputati non è stato ritenuto tale. Per i giudici di merito è stata dirimente la natura puramente commemorativa della manifestazione del corteo, organizzato in onore di tre militanti morti, senza “alcun intento restaurativo del regime fascista”. La manifestazione – come contestava invece il pg di Milano – era stata sì regolarmente autorizzata dalla questura, ma nei giorni precedenti gli organizzatori erano stati diffidati dall’utilizzare bandiere simboli quali le croci celtiche.

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