Arriva in prima mondiale ai Musei San Domenico di Forlì, dal 21 settembre al 6 gennaio, la mostra ‘Cibo’ di Steve McCurry, un’esposizione inedita con 80 scatti del fotografo americano quattro volte vincitore del World Press Photo. Un racconto per immagini sul cibo come elemento universale, pur così diverso da Paese a Paese, ponte di conoscenza tra i popoli. Un giro del mondo sui modi di produrlo, trasformarlo e consumarlo, mettendo in evidenza il suo valore, l’attenzione al non spreco.
Il progetto scenico si sviluppa in cinque sezioni che seguono il ciclo di vita del cibo: le foto, scattate tra America Latina, Asia ed Europa nella sua ultratrentennale carriera, sono accompagnate da strutture scenografiche e video per un’esperienza “immersiva dal punto di vista fisico ed emozionale”. “Ogni fotografia di Steve McCurry – commenta la curatrice Monica Fantini – cerca l’universale nel particolare.
E’ paradigmatica di una persona o di un’intera comunità”.

Steve McCurry è ormai di casa a Forlì, dopo che tre anni fa aveva portato centottanta suoi ritratti di donne ai Musei di San Domenico. Per l’occasione, McCurry arriverà dal suo rifugio in Arizona con la famiglia, moglie e figlia, per passare con loro un’intera settimana in Emilia Romagna. Quasi un promo per il «Festival del Buon Vivere», nel cui alveo si colloca la mostra forlivese. McCurry sarà anche protagonista di un incontro del ciclo «Experience Colloquia» il giorno prima dell’apertura della mostra, venerdì 20 settembre (ore 18.30) nella chiesa di San Giacomo. Gli scatti, che si potranno vedere fino al 6 gennaio 2020 (ingresso 12 euro), saranno un’ottantina, con immagini in larga parte mai esposte e stampate prima. Un racconto fotografico sul cibo come elemento universale, pur con le mille differenze tra un luogo e l’altro. Un autentico giro del mondo sui modi di produrlo, trasformarlo e consumarlo, con un accento particolare dedicato alla cultura che combatte lo spreco. La mostra, prodotta da Civitas con il sostegno della Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, fa parte delle «Mostre del Buon Vivere» dell’omonimo progetto di marketing territoriale.

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