La Procura di Ravenna dopo 31 anni ha riaperto il fascicolo della morte di Pier Paolo Minguzzi, 21enne di Alfonsine (Ravenna), studente universitario e carabiniere di leva alla stazione di Mesola (Ferrara), sequestrato il 21 aprile 1987 mentre stava rincasando e probabilmente ucciso quasi subito.
Non è escluso che il cadavere possa essere riesumato per essere analizzato alla luce delle nuove tecniche scientifiche.
Anche altri reperti del fascicolo – a suo tempo aperto contro ignoti – potrebbero essere vagliati dalla polizia, impegnata con la Squadra mobile e con la Scientifica.
Minguzzi, sequestrato verso l’una di notte, fu portato in una stalla abbandonata di Vaccolino, nel Ferrarese, dove fu ammazzato per poi essere gettato nel vicino Po di Volano, dopo essere stato legato a una massiccia grata sradicata dall’edificio. Il corpo riaffiorò la mattina del primo maggio.
Più di recente i familiari del defunto hanno presentato un esposto dopo avere incaricato due legali e un investigatore privato.
Pier Paolo Minguzzi, 21 anni, di Alfonsine, nasce il 26 agosto 1966, viene rapito nella notte tra il lunedì di Pasquetta e il martedì del 1987. Pier Paolo è figlio di una benestante e stimata famiglia di imprenditori. A poche ore dal rapimento, avvenuto quella notte nella piazza di Alfonsine, da una cabina telefonica poi individuata a Lido Nazioni arriva la prima richiesta di riscatto: i rapitore vogliono 300 milioni di lire per liberare Pier Paolo. Ma il Primo maggio il cadavere, legato ad una grata di ferro, viene ritrovato da un gruppo di atleti di canottaggio che si stanno allenando nel Po di Volano, località Ca’ Rossa, Codigoro. Pier Paolo affiora dall’acqua straziato. L’autopsia: morte per asfissia meccanica, soffocamento.
Ma c’è tanto, tanto di più attorno a questa storia. Una storia che, 9 anni dopo, nel 1996, la Procura di Ravenna decide di archiviare. E ora il Procuratore Alessandro Mancini ha riaperto.
