Una traccia genetica, ancora da chiarire se utilizzabile o meno, è stata trovata sotto le unghie di Pier Paolo Minguzzi, il 21enne, studente universitario e carabiniere di leva alla caserma di Mesola (Ferrara) sequestrato il 21 aprile 1987 mentre stava rincasando e probabilmente ucciso quasi subito. La salma è stata riesumata nel luglio scorso nell’ambito dell’inchiesta della squadra mobile e della Procura di Ravenna che vede a distanza di 31 anni indagate tre persone per sequestro di persona, omicidio aggravato e occultamento di cadavere. I tre risiedono a Ravenna, Ascoli Piceno e Pavia. Si tratta del 54enne gelese Orazio Tasca (ex carabiniere da tempo residente nel Nord Italia), di Alfredo Tarroni e Angelo Del Dotto. Per gli inquirenti, sarebbero stati loro ad agire. La riesumazione è stata effettuata nel piccolo cimitero di Alfonsine, alla presenza dei familiari di Minguzzi, che quando venne rapito aveva da poco intrapreso il percorso nell’arma dei carabinieri.
Sono in corso gli esami medico-legali e genetici e raschiando le unghie sarebbe stata trovata una traccia di Dna che non appartiene alla vittima, ma si tratta di un elemento su cui gli inquirenti si muovono con forte cautela. Intanto il consulente tecnico ha chiesto una proroga di altri tre mesi alla Procura della Repubblica diretta da Alessandro Mancini per proseguire gli accertamenti e capire se si potranno fare comparazioni.
