Recentemente è uscito un ponderoso volume dal titolo “Maestri di musica al Martini” in cui si raccontano le storie dei musicisti del novecento che hanno fatto la storia di Bologna e del suo Conservatorio. Opera scritta a più mani da importanti scrittori di storie della musica.
Uno dei capitoli è dedicato ad un musicista romagnolo. Luigi Fusconi nato a Matelica, frazione del comune di Ravenna, ubicata sul fiume Savio in posizione equidistante da Cervia, Cesena ed il capoluogo e di cui si ricorda un maestoso ponte costruito nel 1654, e distrutto da un bombardamento nell’ottobre 1944, ove il generale Giocchino Murat formò trincea contro gli ungheresi nell’aprile del 1815.
Luigi nacque in una famiglia di musicisti. Il padre Urbano con il fratello Aristide all’inizio del secolo scorso, formavano un’orchestrina di liscio con il nome de “I Galven”, soprannome della loro famiglia. I Galven era un complessino antisegnano di quello che sarebbe stato Secondo Casadei e fu attivo fino al 1941, sempre con la proposta di musica romagnola da ballo.
E a questo proposito vale la pena ricordare che proprio in questi giorni l’Istituto musicale Verdi di Ravenna, promosso recentemente a Conservatorio di Stato, ha proposto di istituire un corso di studi proprio alla musica tradizionale ed in particolare a quella da ballo romagnolo, cioè quella che ormai universalmente è conosciuto come “liscio”. Liscio che ha come inno la famosa musica di Romagna mia, recentemente alla ribalta per essere stata cantata in varie occasioni durante la terribile alluvione romagnola.
Ecco, I Galven, cioè i fratelli di Matelica, sono degli iniziatori, grandi ed apprezzati musicisti dell’epoca quando cominciò anche la carriera nazionale del figlio e nipote Luigi Fusconi.
Luigi che dopo i primi rudimenti musicali appresi in famiglia, studiò e si diplomò al Conservatorio “Giovan Battista Martini” di Bologna. Seppure si fosse esibito con i più grandi colleghi del tempo, non disdegnò mai, nei momenti più estemporanei, di unirsi ai vecchi amici e suonare con loro la musica da ballo romagnola in orchestrine dai nomi strani come la nota Lazzaronica. Ma ebbe sempre il rammarico di non “incrociare” il suo strumento con quello di Secondo Casadei. Era rimasto semplice. E pure concertista di valore internazionale, amava al rientro a Matelica passare il tempo libero, dopo la musica, nell’orto di famiglia. Con la preoccupazione del padre che manifestava paura che le preziose mani da violinista del figlio, si potessero rovinare! Luigi, oltreché concertista, fu anche insegnante al Conservatorio di Messina.
Oltre alla figlia Valeria ne cura il ricordo anche il pronipote Cesare Brusi presidente di “Cervia ama il libro” che porta ogni anno in estate, ormai da trent’anni, grandi scrittori a presentare le proprie opere.
Ottavio Righini
