Dall’ultimo caso di Cervia di sette mesi fa a quello di mercoledì scorso ad Arezzo. Dopo un periodo di tregua è tornato lo spettro della “Mucca Pazza”. Un uomo è morto a 64 anni nell’ospedale San Donato di Arezzo.
Antonio Barbagli, dirigente sportivo di una squadra di pallavolo, era in cura da tempo per una malattia degenerativa non meglio identificata. Il decesso è avvenuto mercoledì scorso. A quanto pare, però, gli esami successivi hanno creato il sospetto che si tratti del morbo di Creutzfeldt-Jacob, la versione umana dell’encefalopatia spongiforme bovina, conosciuta giornalisticamente come il morbo della Mucca Pazza.
La salma è stata trasferita a Roma, in un centro specializzato, dove sarà sottoposta ad altre specifiche analisi per accertare esattamente le cause del decesso. In seguito vi sarà un’altra verifica al centro di Bologna, e solo dopo si potrà sapere se si tratta di quello che i sanitari sospettano. L’ultimo caso conosciuto risale all’ottobre 2017 nell’ospedale di Cervia quando morì una donna di 68 anni di San Pietro in Trento.
Il morbo, come è noto, non è contagioso da persona a persona e l’ospedale non ha ritenuto di sottoporre a profilassi quanti sono venuti in contatto con Barbagli. Secondo l’osservatorio degli Stati Uniti, la malattia colpisce una persona su un milione. Negli ultimi anni, dal 1996 al 2014, il numero dei casi fu di 225, di cui la maggioranza nel Regno Unito.
Gli operatori sanitari ci tengono a precisare che non vi deve essere alcun allarme poiché il contagio può essere legato all’assunzione di carne infetta, o materiale sanitario infetto, di ospedali o studi dentistici anche anni e anni addietro.
