I Finanzieri del Comando Provinciale di Ravenna hanno concluso un’articolata attività di polizia economico-finanziaria che ha consentito di individuare un’agenzia di Money Transfer cittadina che faceva da collettore per centinaia di soggetti che trasferivano fondi verso Paesi esteri aggirando la normativa antiriciclaggio.
L’indagine, condotta dal Nucleo di Polizia Economico–Finanziaria di Ravenna, si colloca nell’ambito della quotidiana attività che il Corpo svolge per la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, anche attraverso il controllo dei circuiti di pagamento alternativi al sistema bancario, potenzialmente utilizzabili per finalità illecite e pregiudizievoli per la sicurezza. Le attività investigative hanno preso avvio lo scorso anno, a seguito dell’approfondimento di un’operazione finanziaria sospetta segnalata da un istituto bancario, in relazione all’anomala operatività di un conto corrente intestato ad un’agenzia di “Money Transfer” del centro cittadino. Le Fiamme Gialle ravennati, insospettite dalle rilevanti somme di denaro transitate sul conto e dalle numerosissime operazioni registrate, hanno acquisito l’intero data-base dell’agenzia ed analizzato oltre 100 mila transazioni operate dal Money Transfer negli ultimi cinque anni, rilevando una serie di criticità nello svolgimento dell’attività finanziaria.
In sintesi, per inviare denaro con il servizio “Money Transfer”, basta recarsi presso un’agenzia con un documento di identità, comunicare i dati anagrafici ed il Paese di destinazione della somma e versare l’importo da trasferire comprensivo delle commissioni. In pochi minuti l’operatore di sportello è in grado di fornire il codice di conferma ed una ricevuta che attesta l’immediata disponibilità della somma nel Paese di destinazione, in contanti e nella valuta scelta dal mittente al momento dell’invio. Per tali transazioni la normativa antiriciclaggio impone che il tetto massimo del denaro trasferibile non superi la soglia di 1.000 euro (art. 49 D.Lgs. 231/2007) e vieta di effettuare operazioni frazionate, cioè più operazioni legate tra loro e di importo singolo inferiore ai 1.000 euro ma che superino complessivamente tale soglia.




















