Sergio Pizzolante e’ pronto a ricandidarsi in vista delle elezioni politiche del 4 marzo per “far vincere il centrosinistra e costruire un argine al populismo”. I “molti dubbi” che lo hanno attanagliato fin qua, spiega questa mattina incontrando a Rimini la stampa per fare un bilancio dei suoi cinque anni di attivita’ parlamentare, si sono del tutto dissolti: “Ho deciso al 100%, ci sto, sono disponibile”. Per cui “se matureranno gli accordi bene,
altrimenti sono comunque sereno”. Di certo, la scelta non pare essere stata facile: “Soffro molto il populismo e l’aggressione volgare al Parlamento in atto, un luogo cosi’ screditato, non lo sopporto”. Cosi’ come la condizione della politica, abbassatasi a “insulto, menzogna. E’ insopportabile”. Ma riflettendo Pizzolante ha capito che rimanerne fuori non cambia le cose, per cui si mette “a disposizione della coalizione a livello nazionale e regionale. Se sono utile ci sono”. Da un lato dando il suo “contributo” alla lista proporzionale dell’ex ministro Beatrice Lorenzin, dall’altro puntando a giocarsela nel collegio di Rimini o Rimini-Cesena, con ogni probabilita’ in tandem con Tiziano Arlotti del Partito democratico tra Camera e Senato. E’ in corso un lavoro a livello nazionale, argomenta, e se ora “Rimini conta di piu’ a Roma, avra’ un peso anche su queste decisioni”. Comunque, ribadisce, “resto sereno, la partita piu’ difficile l’ho vinta con me stesso”. Superando per esempio la “botta” dell’emendamento sui maxi canoni non accolto. Perche’, e’ convinto Pizzolante, serve “un’alleanza che faccia da argine al populismo”. Il populismo del Movimento 5 Stelle, ma anche della coalizione di Silvio Berlusconi, conclude, per la presenza della
Lega Nord di Matteo Salvini.

Dalla consegna della lista del nuovo gruppo che ha salvato la Legislatura alla vicenda delle concessioni demaniali. E due ex “nemici”, il collega Tiziano Arlotti del Partito democratico e il sindaco di Rimini Andrea Gnassi, diventati un “compagno di viaggio straordinario” e un “amico personale”. Sergio Pizzolante, parlamentare riminese di Alternativa popolare, traccia  un bilancio con la stampa della sua attivita’ a Roma degli ultimi cinque anni. Non
elencando le ore di sedute a Montecitorio, le mozioni e interrogazioni presentate, gli emendamenti proposti. Bensi’ raccontando i “quattro, cinque, sei momenti piu’ importanti per me e per il mio lavoro. Cose che non dimentichero’ e che hanno avuto un impatto anche sulla citta’ e sulla gente che cerco di rappresentare”. Il primo momento, ricorda con orgoglio, e’ la consegna della lista del nuovo gruppo parlamentare alla presidente della Camera, Laura Boldrini, a sostegno del governo quando Silvio Berlusconi decise di toglierlo. “Un gesto simbolico che ha contribuito a salvare la Legislatura, che per me e’ un valore- rimarca- e ad avere l’Italia governata in un momento di crisi drammatica”. Cosi’ si e’ passati dalla “depressione” al tasso di occupazione “piu’ alto degli ultimi due anni”. Il secondo momento, prosegue Pizzolante, riguarda il lavoro per il Job act e l’abolizione dell’articolo 18. Su cui svela un retroscena. Una telefonata alle tre del mattino con l’ex ministro, Maurizio Sacconi, sull'”accordo con Matteo Renzi, anche sulle virgole, sulla riformulazione dell’articolo 18, il demansionamento e il controllo a distanza”. Tre punti intoccabili dal dibattito parlamentare. Pizzolante la considera “un’esperienza
straordinaria”, con la fila dei deputati dem a discutere con lui gli emendamenti possibili. (Dire)

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