Una relazione finita da qualche tempo, quella di Sonia Di Maggio, 29 anni, riminese, e di quello che poi diventerà il suo assassino, Salvatore Carfora, 39 anni, napoletano, che ieri ha spezzato la vita della giovane donna non riuscendo a capacitarsi della fine di quel rapporto.

Chiediamo il parere alla dott.ssa Maria Rosaria Palmigiano, psicologa psicoterapeuta, consulente per il ministero della giustizia, che da anni sui occupa di relazioni pericolose e prevenzione dei femminicidi.

Dott.ssa Palmigiano, un altro femminicidio. Un’altra donna ammazzata dalle mani di un uomo che non accettava l’idea di essere stata lasciato.

Sì, purtroppo si ripete sempre lo stesso copione. La violenza agita come frutto di un’azione intenzionale spesso successiva a rimuginii e idee ossessive che innalzano la soglia di tensione psichica nel costante tentativo di controllare la partner e a cui promettono vendetta. Siamo di fronte ancora una volta all’incapacità di alcuni uomini di gestire la frustrazione che emerge dalla fine di una relazione, e di non essere in grado di accettare il fatto che la donna abbia deciso di chiudere con quella storia con il desiderio di rifarsi una vita. Così è stato per la povera Sonia, che da poco tempo si era legata sentimentalmente ad un giovane salentino dopo la relazione precedente andata male.

Risulta che l’omicida sia stato da poco dimesso dall’ospedale psichiatrico e questo lascia intendere che abbia qualche problematica di interesse psichiatrico.

Sì, deduco sia davvero così, nonostante non conosca la diagnosi. Attenzione però a non lasciar passare un messaggio errato; troppi luoghi comuni ci riportano all’idea che gli autori di violenza posseggano l’incapacità di frapporre uno spazio di pensiero tra l’emozione della rabbia e l’agito violento e che siano soggetti con problematiche di pertinenza psichiatrica non in grado di gestire i propri impulsi. Non è così. Agire violenza, come già precedentemente detto, è una scelta.  Scelgono in pratica di agire quel comportamento con intenzionalità. Non tutti i violenti sono dei malati. Poi ci possono essere anche autori di violenza con problematiche di pertinenza psichiatrica, ma sono in una percentuale decisamente inferiore.

L’assassino è partito da Napoli premeditando una folle vendetta per quello che riteneva essere “un tradimento”. 

Esatto. La premeditazione, ovvero la preparazione dell’agito con intenzionalità e colposità, in questo caso specifico ha preso l’avvio dalla presenza delle credenze distorte, dal rimuginio, dalla frustrazione e dalla conseguente idea di vendetta. Si è munito di coltello, ha organizzato il viaggio in treno, seguito la coppia e portato a termine il suo lucido piano: un agguato che non le ha lasciato scampo.

Pochi giorni fa il femminicidio di Teodora con il suo piccolo Ludovico e della povera Roberta Siracusa, ieri quello di Sonia Di Maggio. Come mai non si riesce a debellare questo virus?

La violenza sulle donne è una piaga che l’umanità non è ancora riuscita a sanare e che non ha trovato risposta neanche in un mondo occidentale che si vanta di tanti primati tecnologici, morali e civili. Oggi, nel 21esimo secolo, siamo ancora in presenza di un numero impressionante di uomini che trattano le donne come oggetti o proprietà. Dobbiamo continuare a fare prevenzione, a insegnare alle donne a riconoscere i campanelli di una relazione che potrebbe diventare pericolosa e a creare reti di specialisti al servizio di chi è in difficoltà, prima che sia troppo tardi.

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