Burocrazia cieca e autolesionista, cambio delle regole in corso d’opera, sentenze in contraddizione tra loro e lo Stato che ignora il tutto stanno mettendo in grave difficoltà un intero settore come quello della nautica e in mezzo ci cade anche una realtà importantissima per la città di Rimini e l’intera costa Romagnola: la darsena di Rimini e Marina Blu, la spa che la gestisce che rischia di fallire.

La società ha ricevuto proprio in questi giorni una cartella esattoriale per 1,1 milioni e il conseguente blocco dei conti correnti che ne ha bloccato l’attività. Marina Blu è protagonista di un contenzioso nato da quando nel 2007 quando il governo ha deciso di aumentare i canoni pattuiti per le marine, di oltre il 380%. Una modifica sul contratto di concessione che ha messo in ginocchio l’intero settore.

Una vicenda, come si può evincere, di un’incredibile gravità che vede coinvolti in dieci anni Corte Costituzionale, il Consiglio di Stato, Tar e i governi che si sono susseguiti fino ad oggi senza risolvere nulla fino a giungere a questa drammatica situazione.

Su questo pasticciaccio all’italiana delle darsene turistiche, interviene oggi anche il sindaco di Rimini, Andrea Gnassi, con dichiarazione che prende posizione illustrando l’impegno necessario per risolvere l’allarmante vicenda.

Andrea Gnassi, sindaco di Rimini

“L’amministrazione comunale di Rimini e Anci sosterranno attivamente e con ogni strumento la posizione di Marina di Rimini e di tutte le Marine d’Italia affinché venga dipanata al più presto quella pasticciata matassa al’italiana che ne sta soffocando attività e futuro.

C’è uno Stato che modifica in modo unilaterale i patti presi con il privato. E sono accordi pesanti e delicati visto che su questi sono stati costruiti piani industriali sui quali si regge la vita stessa delle darsene turistiche.

C’è un impressionante e contraddittorio coacervo di decisioni e sentenze di Tar, Consiglio di Stato, Corte Costituzionale che, se visto dall’alto, dimostra come la legge si applichi a seconda di questa o quella provincia, perdendo di vista ogni quadro d’insieme e ogni unitarietà di giudizio uniforme sull’intero territorio italiano.

C’è un Parlamento che, nonostante le sollecitazioni del Comune di Rimini in questi anni, non ha saputo riportare la questione a uno scenario che tornasse a dare certezze al privato e ai privati, permettendogli di operare in un contesto non minaccioso per il presente e il futuro.

C’è tutto questo e molto d’altro per comporre il perimetro di un pasticciaccio brutto, dentro il quale rischiano di finire investimenti, lavoratori, il futuro di città intere come Rimini che sulla darsena turistica ha puntato parecchie delle sue opportunità di crescita e sviluppo.

Per tutto questo, insieme ad Anci, ci facciamo ancora una volta promotori delle istanze giuste e legittime di Marina di Rimini e delle darsene turistiche del Paese, sostenendo con determinazione ogni iniziativa di oggi e di domani, che abbia come obiettivo la soluzione in Parlamento di questa paradossale questione.

In queste settimane ho lavorato con il Presidente di Anci, Antonio De Caro, concordando con lui la redazione di una proposta normativa e anche un emendamento alla Legge di Stabilità che verranno inviate al Governo per risolvere alla radice questa situazione assurda.

Le Marine, le darsene, in un Paese che si affaccia sul Mediterraneo sono infrastrutture strategiche e per questo da sostenere. Così come lo straordinario driver della cosiddetta ‘Blue Economy’, che va dalla marineria, ala nautica e alle filiere ad essere riconducibili. Tutto quello che nel nostro Paese non è avvenuto e non avviene. Noi stiamo con la darsena”.

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