I vertici dell’associazione territoriale esprimono soddisfazione per le indagini ispettive promosse in alcune cooperative del territorio che hanno messo in luce nuovi casi di «false cooperative»

Lo scorso 23 giugno Cisl Emilia Romagna ha diffuso alcuni dati relativi alle ispezioni effettuate nel primo trimestre 2019 in 70 cooperative del territorio regionale. Nelle informazioni diffuse dal sindacato si parla di 61 irregolarità su 70 controlli effettuati. Con estrema soddisfazione, dalle ulteriori analisi promosse da Confcooperative Ravenna-Rimini sulle due province di riferimento, è emerso che nessuno dei casi riscontrati di cooperative irregolari sul territorio è aderente a Confcooperative e che, anzi, i casi più gravi riguardano proprio cooperative che non aderiscono a nessuna delle Centrali che hanno sottoscritto nel 2007 un importante protocollo con i Ministeri del Lavoro e dello Sviluppo economico per il contrasto alle cooperative spurie. Ma, dopo l’attimo di soddisfazione per l’impegno in formazione, informazione e consulenza che l’Unione territoriale ha verso le proprie associate, un richiamo all’attività degli Osservatori provinciali per la cooperazione affinché svolgano il proprio compito con ancor maggiore continuità.

Gli stessi dati consentono di fare ulteriori considerazioni: il lavoro effettuato dalla Commissione regionale istituita ad hoc proprio per il contrasto alle false cooperative ha messo a punto alcuni indicatori e proposto strumenti che possono aiutare molto nell’orientare e mirare le indagini per far emergere e colpire questo tipo di imprese, consentendo un utilizzo più produttivo delle limitate risorse a disposizione degli organi ispettivi preposti ai controlli. Ogni anno nascono e muoiono in Italia centinaia di cooperative che di queste vestono solo l’abito ma non hanno nulla di legale e che per questo sono in grado di fare prezzi stracciati estromettendo dal mercato i concorrenti; cooperative che chiudono ogni due-tre anni per rinascere con un altro nome ma con gli stessi “soci” che nella maggior parte dei casi non sanno neppure di esserlo.

«Ricordiamo che il lavoro irregolare, sottopagato e senza tutele previdenziali e di sicurezza, scaccia il lavoro buono e mette a rischio tutte le cooperative che quotidianamente sono impegnate a tutelare i propri soci nel rispetto delle leggi del lavoro e le norme degli appalti – sottolineano i vertici di Confcooperative Ravenna-Rimini -. A questo proposito una maggiore attenzione delle imprese commissionarie che assumono contratti di appalto è d’obbligo. Questa battaglia di civiltà non la potremo vincere senza la collaborazione delle imprese committenti che devono assumere la consapevolezza che sotto determinate soglie economiche il lavoro NON può essere considerato regolare a prescindere».

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