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“Nonno Carabina” alla base di un’organizzazione criminale

In soli 4 mesi era a capo di una rete di spaccio di droga con un giro di affari di almeno 160 mila euro

“Nonno Carabina”, Attilio Da Corte Zandatina, 74enne, già in carcere e coinvolto nel tentato omicidio di Augusto Mulargia del 2016 in via Zavagli a Rimini, era alla base di un’organizzazione criminale sgominata dai Carabinieri di Rimini che, in soli 4 mesi, aveva messo in piedi una fitta rete di spaccio capace di immettere sul mercato oltre 2000 cessioni di droga per un giro di affari di almeno 160 mila euro.

Questa mattinata, al termine delle indagini, i militari dell’Arma oltre all’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di “Nonno Carabina” e del 33enne Cesare Giufreda, hanno fatto scattare gli arresti nella loro abitazione per Tiziana Cappelli, 52enne, compagna di Zandatina, e Roberto Cardilli, 41enne, e la misura cautelare dell’obbligo di firma per il complice Ivano Russo di 54 anni.

Qust’ultimo, Ivano Russo, è il gestore di un videonoleggio di Viserba spesso usato come base logistica dell’attività. Nel settembre 2016 la perquisizione del negozio permetteva di rinvenire della cocaina, un bilancino di precisione, materiale utile per il confezionamento delle dosi e 1000 euro circa. Sempre nel 2016 con un intervento i Carabinieri controllarono la Renault Scenic del “nonno” e venne arrestato perché trovato in possesso di 485 grammi di cocaina e 3.340 euro in contanti. Nella sua abitazione vennero rinvenuti altri 40 grammi di cocaina e 7000 euro in contanti. Le indagini non hanno lasciato dubbi sul coinvolgimento della sua compagna Tiziana Cappelli, collaboratrice e pienamente consapevole dell’attività del marito. La donna era il braccio destro del 74enne, conosceva nomi e luoghi e forniva anche un valido sostegno psicologico.

Il 74enne dal carcere per il tentato omicidio cercava di dare istruzioni ai suoi collaboratori. E’ stata intercettata una sua cartolina in uscita – diretta a Roberto Cardilli, uno degli altri destinatari delle misure – dove dava indicazioni su pagamenti e scriveva che non si dimenticava di un particolare inquirente che aveva condotto le indagini che lo avevano portato in carcere. Dalle intercettazioni è risultato che il Mulargia fosse debitore per droga nei confronti del 74enne di una somma di circa 60.000 euro.

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