A Rimini e a Firenze si campa fino a 84 anni. L’Italia risulta divisa geograficamente divisa in due quando si parla di aspettative di vita. E a far vivere più o meno a lungo non è solo il luogo di residenza ma anche il livello di istruzione. E’ ciò che emerge dal rapporto dell’Osservatorio nazionale della salute nelle regioni italiane, che ha sede presso l’Università Cattolica di Roma, ideato dal professor Walter Ricciardi, e che ha redatto un focus dedicato alle disuguaglianze sanitarie in Italia. Una fotografia da cui risulta penalizzato il Sud, in particolare in Campania. Se infatti a Napoli la speranza di vita è 80,6 anni a Rimini e a Firenze si arriva a 84,1. Fra gli italiani più longevi ci sono inoltre quelli più istruiti, mentre godono di peggiori condizioni di salute coloro che non conseguono la laurea.

A livello regionale in Campania nel 2017 gli uomini vivono mediamente 78,9 anni e le donne 83,3; mentre nella Provincia Autonoma di Trento 81,6 gli uomini e 86,3 anni le donne. In generale, la maggiore sopravvivenza si registra nelle regioni del Nord-est, dove la speranza di vita per gli uomini è 81,2 anni e per le donne 85,6; decisamente inferiore nelle regioni del Mezzogiorno, nelle quali si attesta a 79,8 anni per gli uomini e 84,1 per le donne.

Differenze che, sottolinea il focus, oltre che in Campania sono persistenti in Calabria, Sicilia, Sardegna, Molise, Basilicata, Lazio, Valle d’Aosta e Piemonte che restano costantemente al di sotto della media nazionale. Campania, Calabria e Sicilia addirittura peggiorano la loro posizione nel corso degli anni. Di contro, quasi tutte le regioni del Nord, insieme ad Abruzzo e Puglia, sperimentano stabilmente una aspettativa di vita al di sopra della media nazionale.

Il dato sulla sopravvivenza evidenzia il rilevante svantaggio delle province di Caserta e Napoli che hanno una speranza di vita di oltre 2 anni inferiore a quella media nazionale, seguite da Caltanissetta e Siracusa che palesano uno svantaggio di sopravvivenza di 1,6 e 1,4 anni rispettivamente. Le Province più longeve sono Firenze, con 84,1 anni di aspettativa di vita, 1,3 anni in più della media nazionale, seguite da Monza e Treviso con poco più di un anno di vantaggio su un italiano medio.

I divari di salute sono particolarmente critici quando sono legati allo status sociale, perché i fattori economici e culturali influenzano direttamente gli stili di vita e condizionano la salute delle future generazioni. E’ il caso dell’obesità, uno dei più importanti fattori di rischio per la salute futura, che interessa il 14,5% delle persone con titolo di studio basso e solo il 6% dei più istruiti. Anche considerando il livello di reddito gli squilibri emergono con chiarezza: l’obesità è una condizione che affligge il 12,5% del quinto più povero della popolazione e il 9% di quello più ricco.Alle disuguaglianze di salute – sottolinea il focus – si aggiungono quelle di accesso all’assistenza sanitaria pubblica, si tratta delle rinunce, da parte dei cittadini, alle cure o prestazioni sanitarie a causa della distanza delle strutture, delle lunghe file d’attesa e dell’impossibilità di pagare il ticket per la prestazione. Nella classe di età 45-64 anni le rinunce ad almeno una prestazione sanitaria è pari al 12% tra chi ha completato la scuole dell’obbligo e al 7% tra i laureati. La rinuncia per motivi economici tra le persone con livello di studio basso è pari al 69%, mentre tra i laureati tale quota si ferma al 34 per cento.

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