Una partita che non si gioca. Una cittadina che rimane senza squadra di calcio e tanti chiedono l’intervento di un’amministrazione. Che sembra, in questo momento, non parlare sulla vicenda.
“La partita di calcio”, l’ha chiamata Raffaella Nicolini, creatrice del gruppo Noi Santarcangiolesi. “Il comune di Santarcangelo, contro Santarcangelo Calcio. Una partita che non è stata sospesa per nebbia, per fumogeni, ma per assenza totale delle due squadre in campo. La questione societaria di tutto un team privato, è di competenza di tribunali, giudici, avvocati, commercialisti. Mentre le attività dell’amministrazione comunale sono di competenza di tutti noi cittadini – commenta la Nicolini – . Se il calcio rappresenta l’attività sportiva più amata dagli italiani, il fallimento di una prestigiosa società sportiva come Asd, riguarda tutti in primis il sindaco e la giunta”, riferendosi alla maggioranza del sindaco Alice Parma.
“Se un amministrazione comunale ha a cuore il più amato tra gli sport nazionali, dovrebbe in qualche modo avere una politica sportiva complessiva; invece appare anche dai rumors sui social, sui giornali o sulle chiacchiere di paese che tutti stiano aspettano un fallimento annunciato per poter rilevare a costo zero ASD”. In questi giorni sembra che il sindaco abbia preso contatti con il S. Ermete per una eventuale fusione, e, allo stesso tempo, spera sempre in una cordata imprenditoriale. Ma il Santarcangelo calcio ha una storia, e, difficilmente i cittadini accetteranno, eventualmente, la fusione. “Complimenti ai capitani coraggiosi che sembra facciano ognuno il proprio interesse; un cartellino rosso a sindaco e giunta che – politicamente – come gli struzzi nascondono la testa sotto la sabbia aspettando che il peggio passi – continua Raffaella Nicolini – . Ma la sostanza vera di questa vicenda non è né il prestigio di ASD né l’onore di questa Giunta: è il danno provocato a tutti i pulcini, gli esordienti, gli allievi, gli juniores, i berretti, la prima squadra, tecnici, allenatori magazzinieri e tutti quei genitori che hanno sudato le proverbiali sette camicie per dare onore al calcio, soddisfazione ai propri ragazzi e prestigio a Santarcangelo”.




















