I militari del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale Carabinieri di Rimini hanno posto sotto sequestro beni e disponibilità bancarie attive riconducibili ad Attilio Da Corte Zandatina, il 75enne noto anche con il nome di “Nonno Carabina”, già condannato a 12 anni di reclusione, come mandante dell’agguato ad Augusto Mulargia avvenuto la sera del 5 aprile 2015 in via Carlo Zavagli a Rimini.
Il provvedimento di sequestro preventivo è stato disposto dal Tribunale di Rimini, su conforme richiesta della locale Procura della Repubblica, a seguito di complessi accertamenti patrimoniali condotti dai militari dell’Arma nell’ambito di un procedimento finalizzato all’applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale di P.S. nei confronti del predetto, con contestuale richiesta di sequestro preventivo dei beni per la successiva confisca.
Le attività tecniche di intercettazione condotte dopo il delitto del 2015 consentivano anche di captare dialoghi dai quali emergeva chiaramente che i soggetti monitorati erano dediti allo spaccio di consistenti quantitativi di sostanza stupefacente, motivo per cui il 27 ottobre 2017 il 75enne veniva colpito anche da un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal G.I.P. del Tribunale di Rimini per spaccio e detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti continuato, in concorso con altri quattro soggetti.
In tale contesto ed in considerazione dei numerosi precedenti di polizia da cui il predetto risulta gravato, ritenendo che lo stesso sia un personaggio socialmente pericoloso e quindi rientrante nelle categorie che il “Codice delle Leggi Antimafia e delle Misure di Prevenzione” individua come coloro che risultano vivere abitualmente di traffici delittuosi, nei confronti del predetto è stata avanzata una proposta per l’applicazione della misura di prevenzione della sorveglianza speciale di P.S. con obbligo di soggiorno, sulla quale il Tribunale di Rimini deve ancora esprimersi, con contestuale richiesta di sequestro preventivo finalizzato alla successiva confisca dei beni allo stesso riconducibili.
Gli accertamenti effettuati nei confronti del Da Corte Zandatina hanno consentito di stabilire che lo stesso sia abitualmente dedito a traffici delittuosi, nonché di ritenere che viva abitualmente, anche in parte, con i proventi di attività illecite, appurando nel contempo evidenti sproporzioni tra le fonti di reddito dallo stesso dichiarate ed il cospicuo valore dei beni a lui riconducibili.
I militari dell’Arma hanno provveduto a porre sotto sequestro due terreni agricoli ubicati in Rimini, località Corpolò, le disponibilità finanziarie esistenti su alcuni conti correnti e fondi di deposito, nonché i beni contenuti in una cassetta di sicurezza custodita presso un istituto bancario di Rimini, per un valore complessivo di 100.000 euro circa.
