Il modello riminese di accoglienza per profughi fa scuola a Milano. A presentarlo – invitata nell’ambito del convegno conclusivo del progetto nazionale FAMI “Fra Noi – Rete nazionale di accoglienza diffusa per un’autonomia possibile – è stata l’assessore alla protezione sociale del Comune di Rimini, Gloria Lisi. Il progetto – di cui Consorzio Farsi Prossimo era capofila di oltre 40 enti profit e no profit diffusi in dieci regioni italiane – era finanziato attraverso il Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014-2010 (FAMI) dell’Unione Europea e del Ministero dell’Interno e si è formalmente concluso il 31 dicembre scorso.

I dati di Rimini

A livello nazionale sono state 194 le persone accompagnate verso l’autonomia attraverso diversi progetti personalizzati. A Rimini, sono stati 13 i rifugiati o titolari di protezione internazionale in uscita dai progetti Sprar ad essere coinvolti. Su ogni persona sono stati svolti più progetti e percorsi personalizzati, in particolare:

11 percorsi di autonomia abitativa

Sono le cosiddette “azioni casa”- cioè le azioni di sostegno per permettere ai beneficiari del progetto di abitare in una casa in autonomia: si è trattato di azioni quali l’aiuto nella ricerca della casa, il sostegno economico per le prime bollette o per le prime mensilità di un affitto – che hanno permesso a 11 tra persone e nuclei familiari di entrare in una casa.

5 percorsi di avviamento all’inserimento lavorativo

In altri casi sono state progettate azioni per aiutare l’inserimento lavorativo: da aiuti molto pratici – come l’acquisto di abbonamenti per i mezzi pubblici o una bicicletta per raggiungere il luogo di lavoro, o ancora il sostegno di una baby sitter per il figlio per permettere al genitore di andare a lavorare -iniziative più mirate o strutturate come un tirocinio professionale o l’accompagnamento alla ricerca del lavoro e la valorizzazione del curriculum attraverso LinkedIn.

3 accoglienze in famiglie italiane

Proprio l’accoglienza di migranti nelle case di famiglie italiane è stata per qualcuno di loro un esperienza nuova e d una opportunità in più (è stato calcolato che negli ultimi tre anni ben 1300 famiglie, in Italia, hanno contattato associazioni e enti che si occupano di questo progetto per dare la propria disponibilità a ospitare un migrante a casa propria). Le famiglie del progetto “Fra Noi” hanno accolto gratuitamente un titolare di protezione internazionale per un periodo di qualche mese.

“Per ciascuna di queste persone – spiega Gloria Lisi, assessore alla protezione sociale del Comune di Rimini – sono state individuate delle azioni che, nel singolo caso, avrebbero potuto dare un’ultima spinta e fare la differenza tra l’essere autonomi nel loro nuovo Paese o l’essere ancora dipendenti da aiuti. Si è trattato di azioni molto varie che hanno coinvolto oltre alle Istituzioni e alle associazioni anche famiglie e volontari riminesi. A Milano, prima di entrare nei tecnicismi, ho voluto però sottolineare un concetto chiave che ribadisco: Azioni come queste sono, prima di tutto, un presidio di civiltà e un presidio costituzionale, nel senso che è ispirato e radicato indissolubilmente nella Costituzione italiana. Un progetto scomodo perchè, per dirla con De Andrè, va “in direzione ostinata e contraria” rispetto lo spirito del tempo perché fonda le sue radici e le sue fortuna sulla rete, sulla collaborazione, sulla solidarietà. Il tema vero di questo progetto, e di altri progetti meritori analoghi, è quello di passare da testimonianza a esperienza a pratica diffusa. Se Rimini è stata chiamata, a livello nazionale, a dare la sua testimonianza è perchè il nostro territorio è un esempio di accoglienza diffusa e solidale che vede nello Sprar uno strumento che funziona che sarebbe assurdo dover chiudere per ragioni ideologiche o meri tornaconti di retrobottega politico. In questi progetti si realizza una accoglienza solidale e concreta che chiediamo solamente di poter continuare a fare insieme alla rete di accoglienza che il nostro territorio mette sul campo ogni giorno”.

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