Lascia letteralmente sgomenti assistere alla pantomima che sta andando in scena in questi giorni. Attori non protagonisti sono i correntisti di Asset. Il problema principale è che si sta platealmente giocando con soldi che non sono i propri. Ancora prima di conoscere lo stato dell’arte delle situazioni, c’è chi pretende di ottenere per mezzo di firme la fiducia costruita su anni e anni di rapporti umani, di investimenti distribuiti sul territorio. Il volto umano di Asset è stato barbaramente sfigurato e ora si tenta persino di fare sparire il cadavere, in modo da eliminare tutte le prove.
Viene in mente un libro, dal titolo emblematico, che parla – guarda un po’ – del caso del gruppo bancario Delta. Si chiama “Omicidio d’impresa”. Gli omicidi di impresa –si legge nel tomo di Claudio Patalano – sono quelli commessi da soggetti, privati e/o pubblici, che nell’esercizio delle proprie funzioni determinano la perdita della vitalità aziendale con condotte assunte per ingordigia di denaro e/o di potere, per insipienza e deresponsabilizzazione, per protagonismo mediatico o per altre simili debolezze umane. Uccidere un’impresa è un reato grave, è un reato contro la Società, perché distrugge valore e saperi, ricchezza e progetti a danno dei lavoratori e dell’ampia comunità di stakeholder.
L’Autore analizza l’affaire che nel 2009 ha investito il gruppo bancario Delta, determinando l’uscita dal mercato di un primario operatore del credito al consumo e una rilevante distruzione di valore. I procedimenti giudiziari, nonostante i numerosi anni trascorsi, sono ancora lontani dal fare chiarezza in una vicenda connotata da numerosi punti oscuri. A qualcuno dovrebbero ronzare le orecchie. Purtroppo proprio quello che manca ai correntisti di Asset è il tempo: la gente giustamente rivuole indietro i propri quattrini. Non si può tuttavia approfittare di questa situazione. Sarebbe scorretto. Asset è stata vittima della politica, non di una supposta e non suffragata dai fatti, mala gestio. Non posso dunque restare inerme e silente nel leggere le modalità di questo passaggio in Cassa di Risparmio. Un passaggio che tecnicamente lascia stupefatti e grida vendetta, in quanto il tutto viene fatto senza alcuna firma o via libera da parte dei soci. Un esproprio in piena regola che dovrebbe fare sobbalzare sulle sedia tutti quanti: sammarinesi, categorie, opposizioni.
Se questo è il modo di fare a San Marino, vengono i brividi. E’ questa la trasparenza che dovrebbe trattenere o attirare qui gli investitori? Il Paese sta morendo perché è ormai venuta meno la fiducia. Il governo dovrebbe preoccuparsi del fatto che le risorse stanno uscendo dal nostro territorio per la gioia dei nostri vicini. Ma il fine evidentemente non è il bene comune. Ma fare solo sparire il “corpo”. Si tratta tuttavia di un omicidio imperfetto e presto i colpevoli verranno chiamati a risponderne. Nel frattempo quale ex Presidente di Asset non posso che augurarmi che i correntisti non debbano pagare lo scotto dei tanti errori che si continuano a reiterare.
Stefano Ercolani

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