In un discorso del 27 giugno 1855, Charles Dickens racconta con ironia un episodio singolare che ha segnato la storia della gloriosa Inghilterra nei decenni precedenti. È il racconto di un metodo di calcolo dei conti pubblici adottato nella terra degli Angli fino al 1826.
Sebbene, scrive Dickens, penne, inchiostro e carta esistessero già da tempo il Tesoro inglese ha “ostinatamente continuato con l’abitudine obsoleta” di registrare i propri conti attraverso dei pezzetti di salice, chiamati “tally sticks”, che venivano raccolti sulle rive del Tamigi. Il metodo, apparentemente bizzarro, era di uso comune anche nei rapporti fra debitori e creditori privati: il pezzetto di legno veniva inciso indicando gli estremi della relazione e quindi tagliato in due parti, una per il creditore ed una per il debitore. La particolare venatura del legno consentiva l’attribuzione univoca di una parte all’altra, rendendo il pezzetto di legno del creditore, di fatto, un titolo di credito a tutti gli effetti, spendibile e trasferibile. L’usanza era talmente radicata che i britannici – notoriamente legati alle tradizioni che li rappresentano – resistettero anche con violenza ai primi tentativi di evoluzione tecnologica. Solo nel 1826 la Corona inglese abolì definitivamente l’uso del tally stick. Il problema che si manifestò fin dal giorno successivo fu lo stoccaggio di oltre sei secoli di legnetti! Lo slancio critico di Dickens osserva come la scelta di non consentire che tutto quel legno venisse usato dagli indigenti per affrontare l’imminente inverno si rivelò degno dei geni che la adottarono. Si era giunti con grande dispendio di risorse celebrali all’ottobre del 1834 quando si decise che quel legno dovesse essere “privatamente e confidenzialmente” bruciato, in una stufa nella Camera dei Lords. L’epilogo della storia è facilmente intuibile: la stufa non riuscì a sopportare l’enorme sforzo e chiese aiuto alle pareti, anch’esse di legno. L’incendio si propagò quindi alla Camera dei Comuni e quasi distrusse l’intero parlamento inglese.
L’episodio che Dickens racconta è inserito all’interno di un più lungo discorso sul tema delle riforme amministrative. Sono piuttosto evidenti le analogie con alcune caratteristiche che la San Marino di oggi condivide con l’Inghilterra di allora: il legame forte ad una tradizione che non vuole vedere il mondo che evolve, l’esigenza di riforme vere che muovano da scelte serie, la non sempre convincente qualità dei decisori. D’altra parte è con un segnale benaugurale che voglio chiudere questo anno e per farlo salto fino ad osservare come, dal racconto appena fatto, ci si possa collegare all’origine di un sintagma ancora molto usato, “mezza tacca”. Come avviene normalmente il significato delle parole è frutto dell’uso che di esse se ne fa nel tempo. La parola tacca, la cui etimologia risale alla parola germanica “segno”, richiama l’incisione sul legno (anticamente venivano usate ossa di animali, ma qui il discorso sarebbe lungo) che poi veniva diviso nelle due parti di cui abbiamo appena letto. Il valore di restituzione di ultima istanza della metà del legnetto del creditore era dato dalla perfetta aderenza con la metà dello stesso legnetto in possesso del debitore. Laddove il creditore non fosse riuscito a trovare la parte mancante si sarebbe trovato in mano una mezza tacca, appunto una cosa di nessun valore. Anche in questo caso le analogie sono intuitive, ma noi saremo certamente in grado di evitare un epilogo inceneritore. Buon anno a tutti.
Giacomo Ercolani
