di Franco D’Emilio
Pochi giorni fa Andrea Zafferani, Segretario di Stato all’Industria, Artigianato e Commercio della Repubblica di San Marino, ha avuto l’audacia, ma sarebbe più giusto dire la sfacciataggine, anzi no la faccia tosta di proporre il taglio di tutte le pensioni dei sanmarinesi, soprattutto quelle più basse, quindi più numerose, comprese nei seguenti tre scaglioni: a) quelle sino a 1000 euro; b) quelle da 1.000 a 1.500 euro; infine, quelle tra 1.500 e 2.000 euro.
Insomma, su 8795 pensionati sammarinesi ben 6918, pari a poco più il 78,6%, vedrebbero tagliarsi pesantemente la loro pensione nella parte eccedente il tetto di appartenenza, questo attraverso un’aliquota variabile tra il 4% ed il 18%.
Naturalmente sono colpiti anche i trattamenti pensionistici di importo maggiore ai 2.000 euro, pari al 21, 40% delle prestazioni previdenziali correnti, applicando ad essi aliquote di prelievo variabili tra il 25 e il 40%.
Ma non finisce qui la proposta del geniale Segretario di Stato Zafferani che proprio senza ritegno alcuno, ma soprattutto con tanto accanimento vampiresco non esita a colpire con le stesse aliquote di taglio anche i cumuli pensionistici, dove la pensione in cumulo, aggiuntiva o da reversibilità, è già nettamente decurtata.
L’acuto giovanotto Zafferani, uomo di stato che, fra l’altro, di gran lunga pavoneggia su Facebook, non accontentandosi della sola visibilità istituzionale, definisce questo forzoso, ingiusto prelievo sulle pensioni come un contributo di solidarietà, necessario per ripianare il bilancio previdenziale della Repubblica di San Marino: infatti, le entrate contributive non coprono più le prestazioni pensionistiche correnti; si pone sempre più il problema di garantire il sistema previdenziale futuro; preme, soprattutto, il divario tra il numero ridotto, decrescente dei lavoratori interni e quello, invece, crescente dei pensionati.
Non dimentichiamo che negli ultimi anni sono cresciuti solo i lavoratori sammarinesi frontalieri ovvero impegnati in Italia, quindi coperti dal sistema contributivo italiano.
Eppure, la faccia tosta del Segretario Zafferani giunge sino a dichiarare insufficienti le entrate contributive di circa 40 milioni di euro annui, tacendo, però, che proprio trascorse entrate contributive, forse anche per cifre maggiori, sono state incautamente affidate a banche sammarinesi in grave crisi finanziaria, col nefasto risultato di vedere poi solo sputtanate tutte quelle preziose risorse dell’intera comunità della Repubblica.
Certo, Zafferani è uomo della Banca Centrale di San Marino, dunque espressione di quel potere economico, finanziario che tende a coprire le sue falle sulla pelle dei lavoratori e dei pensionati, magari suoi stessi clienti, correntisti: Zafferani è la persona giusta, un piede nel governo, l’altro nel sistema bancario, un capolavoro di armonia di intenti, ben lontana da quel conflitto di interessi che in Italia mai vedrebbe un governatore della Banca d’Italia ricoprire magari l’incarico di ministro dell’economia.
Ma la Repubblica di San Marino, ormai si sa, è ridotta davvero ad un patetico, operettistico “Paese dei Campanelli”!
Sono convinto che la complessiva situazione economico-finanziaria sia ben più grave di quanto ufficialmente reso noto dal governo sanmarinese, tutto rischia di precipitare e bisogna correre ai ripari, comunque essi siano, purché qualcuno sia ancora disponibile ad aiutare: insomma occorrono soldi freschi, da qui la recente attenzione benevola, diciamo pure occhi dolci alla Russia, ai rubli di Putin, sino a tradire il lungo, tenace legame della Repubblica con gli Stati Uniti, paese da sempre solidale anche per la forte immigrazione sanmarinese.
Mi pare che Zafferani, tanto assiduo su Facebook, sia solo alla ricerca di vani e disperati “mi piace” alla sua proposta di dissanguare tutti i pensionati sanamrinesi, carichi di una vita di lavoro e di esperienze, bilancio ancora ignoto a lui, “giovin garzone” a mezzo servizio tra la Repubblica e la Banca Centrale.
