È stato un inizio di settimana denso di sollecitazioni e spunti di riflessione, sia per la surriscaldata attesa per le elezioni regionali in Emilia Romagna sia perché, come sempre in questo periodo dell’anno, le emozioni che suscita la giornata della memoria, il 27 gennaio, sono profonde, comunque la si pensi.
È sempre di questi giorni un’altra notizia che si è forse smarrita nella numerosità degli stimoli fra i quali è stata resa nota. Si tratta della decisione della Segreteria delle Finanze di chiedere a Banca Centrale sei mesi di proroga per il rimborso del prestito di 55 milioni di euro che scadrà il prossimo 31 gennaio. Non si può certo pretendere dall’esecutivo appena insediato di consumare tutto il potere della bacchetta magica per estrarre dal cilindro denari che la precedente Segreteria non è riuscita a trovare in tre anni; ed è anzi lodevole che sia stata manifestata dalla stessa Segreteria l’intenzione di rivolgersi al mercato estero per trasferire, e magari allungare, almeno una parte del debito pubblico. Di sicuro tale notizia offre interessanti spunti di riflessione e altrettante sollecitazioni, dal sapore vagamente amaro. In tema di riflessioni, infatti, il legame che sorge rapido e spontaneo è ad un’altra scadenza che, sebbene non registrata fra le voci del debito pubblico, temo non possa essere del tutto trascurata dalla citata Segreteria, ancora lei. Si tratta della scadenza, il prossimo 27 luglio, delle obbligazioni con le quali sono stati convertiti i depositi superiori a cinquantamila euro di Asset Banca. Sono obbligazioni, recita il decreto che le ha introdotte, che il cessionario, Cassa di Risparmio, dovrà pagare a tre anni dalla data di emissione del decreto, il 27 luglio del 2017. Da un sommario confronto dei bilanci 2016 e 2017 della Cassa di Risparmio, confronto che consente di apprezzare l’incidenza dell’operazione di acquisizione di Asset Banca da parte della Banca dello Stato, la scadenza potrebbe riguardare una quota di poco inferiore al doppio dell’attuale preoccupazione della Segreteria delle Finanze, circa 100 milioni di euro. È facile pensare che il Fondo Monetario, in questi giorni affaccendato nelle faccende della terra del monte Titano, ben sappia della scure che dondola pericolosamente sul capo della principale banca della Repubblica e con essa dell’intero paese. È altrettanto facile pensare che ne sia del tutto consapevole anche il coraggiosissimo neo Segretario delle Finanze. Il fatto purtroppo rimane solidamente impresso negli occhi lucidi di chi vuole evitare di vivere sperando. Un paese privo di memoria, un paese che continua a vivere oltre le proprie possibilità evitando di affrontare il presente per quello che rappresenta, altro non potrà fare che fondare le basi per la cancellazione del proprio futuro. Certo sarebbe troppo chiedere ai sammarinesi di ricordarsi delle vicende dalla Banca Mutua Popolare di fine ‘800, ma delle conseguenze di una vita al di sopra di ogni ragionevole limite saremmo noi i primi a dovercene rammentare, magari evitando, per una volta, di dover ancora metter mano alle leggi per difenderci dalla libertà.
Giacomo Ercolani
