Ho appena terminato l’edificante lettura del Regolamento 11 maggio 2020 n.3 che detta le disposizioni applicative del Decreto Legge 21 aprile 2020 n.63 in materia di sostegno economico alle famiglie ed alle imprese nell’era del coronacene sammarinese. Confesso, con una nota di amarezza tinta di un sorriso dolce, che non ho potuto non ricordare lo splendido brano di un film del 1985, Brazil di Terry Gilliam. Uno dei personaggi è un idraulico fuorilegge, interpretato da Robert De Niro, che ripara i guasti aggirando le procedure dell’autorità idraulica costituita, cioè in assenza del modulo 27b/6, essenziale all’intervento sul piano formale. La pellicola ammicca ad un mondo distopico con un piacevolissimo taglio comico e devo ammettere che la stessa sensazione di assurda comicità l’ho apprezzata anche all’interno dell’arzigogolato meccanismo regolamentare appena emanato. D’altra parte un autore che di cinema ha vissuto con grandissima eleganza, Ennio Flaiano, ha fotografato una peculiarità che appartiene all’intero stivale. In Italia, disse, la linea più breve fra due punti è l’arabesco. Questi ricordi non possono sfuggire a seguito della lettura di un provvedimento legislativo che avrebbe dovuto finalmente offrire l’impulso necessario al sostegno di cui imprese e famiglie hanno urgente bisogno dopo due mesi di emergenza sanitaria, ma sembra scritto per impedire concretamente ogni tipo di accesso. Le procedure di controllo e verifica, anche incrociata fra vari istituti finanziatori, rischiano di attrarre i soggetti bisognosi in una spirale talmente spaventosa da divenire, appunto, ridicola. Al termine dell’istruttoria – quasi il legislatore abbia voluto attenuare il profluvio di adempimenti vestendo i panni del deus ex machina – il giudizio è “insindacabile”, anche con riguardo all’assegnazione del merito di credito da parte delle banche. A questo punto mi permetto un breve appunto di carattere tecnico: il merito di credito presuppone una ipotesi di produzione di una ricchezza sufficiente a rimborsare gli impegni futuri. Oggi il futuro delle aziende che hanno subito i contraccolpi maggiori è quanto meno incerto, quindi quale merito di credito può essere assegnato da parte delle banche? Il richiamo alla sana e prudente gestione in sede di istruttoria sembra offrire una risposta nemmeno troppo nascosta. Ho voluto aprire il commento odierno con un sorriso e non voglio chiudere su binari diversi, voglio viceversa insistere nel solleticare (non è un refuso) un cambiamento radicale nell’analisi delle prospettive che ci attendono, un cambiamento che nasce dalla esigenza di cercare risorse in direzioni sconosciute ed inesplorate. La creatività è, in fondo, un’altra delle peculiarità del popolo cui apparteniamo e sarebbe bello tornare a frequentarla. La capacità di analisi creativa della situazione nella quale un’impresa di trova con il fine di risolvere i problemi che normalmente sorgono nell’attività imprenditoriale costituisce la differenza fra le imprese che risorgeranno e quelle che chiuderanno definitivamente, con o senza il prestito dello stato. Buttare i soldi – o far finta di farlo – non è la soluzione! Vanno creati i presupposti per la crescita delle aziende che riusciranno a trovare un posto anche in questa nuova condizione, il cui termine è ancora ignoto. Occorre entrare nel merito delle iniziative imprenditoriali, delle sinergie che le varie imprese saranno in grado di produrre e lì dovranno essere cercate misure di sostegno. Gli imprenditori devono chiedersi quali sono i meccanismi che intendono proporre per risolvere i propri problemi, senza tentare un assalto cieco alle casse dello stato. Il processo che è stato impiantato è impostato al contrario e come con un binocolo usato male ciò che è vicino apparirà molto più lontano, con o senza il modulo di richiesta.
Giacomo Ercolani
