Sono oltre 90 i soggetti bancari e finanziari italiani in attesa di poter chiudere la vicenda Delta una volta per tutte con la vendita in blocco dei crediti rimasti. Purtroppo socio di maggioranza del gruppo Delta e Cassa di Risparmio di San Marino. Istituto recentemente nazionalizzato attorno al quale si sta combattendo una delle battaglie politiche più violente mai viste nella piccola Repubblica.
Prevalentemente al centro delle ragioni del “no” ci sarebbe l’ordinanza Morsiani: “Si dice che le valutazioni dei consulenti di Cassa fatte in questi anni partono dal gruppo Advantage Financial e questo ci fa capire quanto sia capillare l’infiltrazione di questi gruppi” ha sottolineato Marianna Bucci di Rete. Posizione che tuttavia non trova riscontro nei fatti. Proprio il vecchio cda di Cassa di Risparmio, considerato vicino al gruppo Advantage, si era espresso contrariamente alla vendita in blocco e per la realizzazione della cosiddetta “soluzione interna” ovvero creare una società sammarinese per il recupero crediti.
Soluzione interna che forse in Repubblica ha svegliato non pochi appetiti. D’altra parte se la società Cerberus è disposta a pagare subito 109 milioni per rilevare l’intero pacchetto crediti è chiaro che ritenga di poterne ricavare di più e probabilmente in tanti sono interessati a metter mano sul “tesoretto”.
Di sicuro ad oggi non esiste alcun documento che metta in discussione il valore stimato dei crediti Delta, ma solo dossier su presunti conflitti d’interessi. Ciononostante le opposizioni parlano di “svendita” e minacciano non meglio specificate “conseguenze” per chi l’autorizzerà.




















