Il mondo del calcio piange Diego Armando Maradona, morto all’età di 60 anni, oggi, 25 novembre 2020, per un arresto cardiaco. “Che triste notizia. Ho perso un grande amico e il mondo ha perso una leggenda. Un giorno, spero che potremo giocare insieme a calcio in cielo”, ha scritto Pelè sui social. A Napoli è lutto cittadino. Lo stato San Paulo si chiamerà Diego Armando Maradona. Il Napoli gli ha reso omaggio sui social postando una foto del Pibe de Oro con la maglia azzurra, la scritta ‘Per Sempre’ con un Cuore blu e un messaggio di addio: “Ciao Diego”.

DALLA POVERTA’ AL TETTO DEL MONDO

Il mondo del calcio perde il suo dio, il più grande talento ad averlo mai giocato. Il pibe de oro ha appena 15 anni quando esordisce nel mondo professionistico con la maglia dell’Argentinos Juniors e nel giro di pochi mesi la sua carriera decolla: lascia la povertà di Villa Fiorito, il barrio di Buenos Aires dove è nato e diventa un idolo del calcio e una icona di riscatto per il suo popolo. Vestirà le maglie di Boca Juniors, Barcellona, Napoli, Siviglia e Newell’s Old Boys, oltre quella della Nazionale Argentina.

Dopo gli esordi con l’Argentinos Juniors nel 1981 passa al Boca, la squadra del cuore del padre. Per il passaggio alla nuova squadra si organizza un’amichevole nella quale gioca il primo tempo con i vecchi compagni e la ripresa con quelli nuovi. Dopo un solo anno approda in Europa, lo acquista il Barcellona. I due anni in blaugrana non sono memorabili complici diversi infortuni e problemi, tra questi un’epatite virale che lo tiene lontano dai campi per oltre tre mesi.

Il 5 luglio del 1984 l’arrivo a Napoli davanti a un San Paolo in delirio, con la città partenopea è amore a prima vista e in sette anni sarà l’idolo indiscusso di una città. Nella sua prima stagione il Napoli chiude a centro classifica, mentre l’anno successivo sale al terzo posto. Nel 1987 trascina gli azzurri alla conquista del primo campionato della loro storia, bissato tre anni dopo, e alza al cielo anche la Coppa Italia, vincendo tutte le 13 gare, comprese le due finali contro l’Atalanta. In maglia azzurra vince anche una Coppa Uefa nel 1989 e una Supercoppa italiana nel 1990 e si aggiudicherà anche un titolo di capocannoniere della Serie A.

Il picco più alto della carriera lo raggiunge ai mondiali di Messico 1986 quando si laurea campione del mondo con la seleccion albiceleste battendo in finale 3-2 la Germania. Nei quarti contro l’Inghilterra scrive la storia in pochi minuti segnando il gol più bello mai realizzato nel ‘900, pochi minuti dopo aver realizzato una rete con la mano, la celeberrima ‘Mano de Dios’. In totale con la maglia dell’Argentina giocherà 91 partite realizzando 34 reti.

Maradona non entra mai nelle graduatorie del Pallone d’oro perché fino al 1994 il premio è riservato ai giocatori europei ma nel 1995 vince il Pallone d’oro alla carriera. Si aggiudica altri numerosi riconoscimenti individuali: condivide con Pelé il premio ufficiale Fifa come Miglior giocatore del XX secolo, nel 1993 è stato insignito del titolo di miglior calciatore argentino di sempre, tributatogli dalla federazione calcistica dell’Argentina. Nel 2002 è stato inserito nella Fifa World Cup Dream Team, selezione formata dai migliori undici giocatori della storia dei Mondiali, ottenendo, tra gli undici della squadra ideale, il maggior numero di voti. Nel 2012 viene premiato come Miglior Calciatore del Secolo ai Globe Soccer Awards e nel 2014 entra a far parte della Hall of Fame del calcio italiano tra i giocatori stranieri.

LE REAZIONI

“Sono talmente sconvolto che non riesco a parlare. Mi scusi, ma proprio non riesco a parlare”, dice all’Adnkronos Ottavio Bianchi, allenatore del Napoli del primo scudetto, nella stagione 1986-87, commentando la notizia della morte del Pibe de Oro. “Non riesco nemmeno a parlare…”, si limita a rispondere Bruno Giordano, amico e storico compagno di squadra Maradona nel Napoli.

“Una notizia pesante, incredibile. Mi dispiace tanto, per me era come un fratello, abbiamo avuto un rapporto incredibile”, le parole di Giuseppe Bruscolotti, storico capitano del Napoli e compagno di squadra di Maradona. “Oggi Napoli ha perso un figlio – aggiunge Bruscolotti – uno che gli ha dato tanto. Sicuramente oggi è lutto cittadino, se non mondiale”.

Il calcio onorerà la sua memoria facendo osservare un minuto di silenzio su tutti i campi nelle gare di Champions League in programma stasera e in quelle di Europa League in programma domani. Lo ha deciso la Uefa.

“Difficile commentare. Per chi non lo ha conosciuto, posso dire che era persona eccezionale. Aveva dei problemi che tutti conoscono, ma non importa. Gli volevo bene, impossibile non volergliene. Facile parlare quando uno muore, io ci ho vissuto tanti anni insieme ed era davvero il numero uno. Sapeva dare tutto di se stesso agli altri. Sono sconvolto”, dice all’Adnkronos Luciano Moggi, che insieme a ‘El Diez’ conquistò, da dirigente del Napoli, la Coppa Uefa nel 1989, lo scudetto e la Supercoppa italiana nel 1990.

“Sono distrutto, mi dispiace molto. Maradona ha dato molto al Napoli, anche a me da un certo punto di vista. Non ho parole, non saprei cosa dire. Sono andato a trovarlo in Argentina quando stava male, è stato male parecchie volte ma ha sempre sperato le crisi. E’ una cosa arrivata improvvisamente. I giornali dicevano che stava meglio. Io sono napoletano e come tutti i napoletani siamo molto emozionati, piangiamo, perché è stato molto per Napoli e per il Napoli”, dice l’ex presidente del Napoli Corrado Ferlaino. “Maradona è stato un fuoriclasse, un genio, e ai geni non si può chiedere anche di essere uomini comuni -aggiunge Ferlaino ai microfoni di Sky Sport-. Maradona non era un uomo comune, perché non era un giocatore comune. Aveva grandi responsabilità e forse non è riuscito a portarle avanti, le ha subite. A Napoli ha dato due scudetti. Io non so se il Napoli vincerà ancora scudetti, ma per ora gli unici due vinti li ha vinti negli anni di Maradona”.

Per Fabio Capello, Maradona è stato “un giocatore straordinario, unico, un talento immenso. Quando si parla della storia del calcio si parla di Pelé in un periodo, di Maradona in un altro e di Messi adesso. Ricordiamolo tra quelli più grandi di sempre”.

“Che notizia orribile. Maradona l’avevo anche conosciuto, eravamo stati a una trasmissione insieme a Napoli, poi ci siamo trovati talmente bene che siamo andati a cena e poi tutta la notte. Tutta una notte insieme a chiacchierare delle nostre vite, e la sua era così incredibile, secondo quanto mi ha detto, che a un certo punto l’ho interrotto e gli ho detto: ‘guarda che poi vado a controllare tutto, eh'”, è il ricordo di Sandro Mazzola, al telefono con l’Adnkronos, che lo ricorda come “uomo simpaticissimo, di compagnia, con lui risate continue. Troppo giovane per morire”.

L’OMAGGIO DELLA JUVE SORPRENDE TUTTI

La Juventus rende omaggio a Diego Armando Maradona ‘senza parole’. La società bianconera, dal proprio profilo Twitter, saluta il Pibe con un messaggio che contiene un video di pochi secondi. Nella clip, viene proposta la magica punizione che Maradona trasformò nella sfida contro la Juventus nel match giocato al San Paolo il 3 novembre 1985. Un capolavoro balistico, destinato a passare alla storia. Una punizione a due, dall’interno dell’area di rigore, a 10 metri dalla porta. Maradona riuscì a scavalcare la barriera e a insaccare il pallone all’incrocio dei pali. Il tweet della Juventus commuove e sorprende. I tifosi bianconeri apprezzano, quasi spiazzati davanti al messaggio della società che, dal proprio canale ufficiale, raramente si è concessa divagazioni per eventi extrabianconeri. Piovono i like anche da tifosi del Napoli, che apprezzano il gesto e la sensibilità della società campione d’Italia.

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