La chiave del giallo è su Facebook. C’è una persona sospetta, in cima alla lista, per l’omicidio del ragazzo senegalese di 27 anni che si è consumato nella notte tra martedì e mercoledì. Ucciso con due colpi di pistola in via Coletti a Rimini attorno alle 2 di notte.
Un delitto maturato nell’ambiente della prostituzione delle giovani ungheresi che a Rimini sarebbero una trentina, quasi tutte del Nord dell’Ungheria. Guerriere, le chiamano. Non hanno paura di nulla. I loro clienti per la maggior parte sono africani o asiatici, pochissimi gli italiani. Lavorano in casa e per strada ad un ritmo forsennato, sono come delle valchirie. Ed erano proprio le valchirie nella mitologia nordica che decidevano chi far vivere o far morire.
Su Facebook, alle 22.10, di martedì 17 aprile, poche ore prima dell’omicidio un’amica del senegalese Makha Niang, poi ucciso, parlava di morte, di minacce inquietati, di essere lei stessa minacciata. Tutto scritto in ungherese. I messaggi resi pubblici dalla donna sul suo profilo Facebook sono rimasti nella sua pagina fino a venerdì notte, poi questa mattina all’alba, sabato 21 aprile, sono scomparsi. Scomparsi perché l’amica di Makha si è cancellata improvvisamente dalle amicizie della povera vittima e addirittura non esiste più su Facebook. E’ sparita. A chi erano indirizzate quelle minacce?. Perché la cara amica di Makha Niang era minacciata. Contemporaneamente questa mattina è scomparso un altro profilo della donna ungherese.
La risoluzione del delitto non dovrebbe tardare. Gli inquirenti hanno la necessità di avere tutte le prove certe (arma del delitto che ancora non si trova come non si trovano le ogive e altri riscontri per poter chiudere) ma avrebbero un quadro ormai chiaro. Un omicidio con tanto di mandante e di sicari che potrebbe avere coinvolto almeno tre persone?. I poliziotti della Squadra Mobile hanno lavorato anche ieri e lavoreranno anche domani. Sembra quindi totalmente esclusa la pista dell’odio razziale. E questo, ormai l’ha capito anche la comunità senegalese.
