Voleva essere un post contro gli atti di pedofilia della Chiesa, ma la presa di posizione di Don Marco Scandelli, parroco di Borgo Maggiore, ha finito per sollevare un putiferio: «Se un prete ha delle necessità fisiche si trovi una una donna o un uomo consenziente e maggiorenne. Al limite anche un animale», ha infatti scritto il sacerdote che dopo la polemica ha pubblicato un nuovo post sul proprio profilo facebook sostenendo di essere stato strumentalizzato.
IL COMMENTO
Ho letto con molta attenzione la querelle che sui social ha coinvolto Don Marco, parroco di Borgo Maggiore, dopo la sua presa di posizione dura definitiva e senza appello con cui ha condannato un episodio di pedofilia perpetrato proprio da un altro sacerdote. Vorrei dire subito che, non sempre, anzi quasi mai, prima del pontificato di Francesco, la Chiesa ha condannato episodi di questa natura, dove le vittime erano gli innocenti, i bambini, i più deboli, distrutti ed angariati, proprio da quegli educatori che avrebbero dovuto, proteggerli. Don Marco ha fatto riferimento, nella Sua condanna dei fatti, alla possibilità di sfogare certi bassi istinti del religioso pedofilo, su donne o uomini consenzienti od animali. Naturalmente il riferimento a questi ultimi, ha scatenato la polemica più infuocata, arrivando a coinvolgere anche l’Associazione per la protezione degli animali. Personalmente amo gli animali. Ho due cani, nove caprette, un somarello, ed ho dato vita ad una piccola fattoria didattica proprio per far vivere alle mie nipotine il piacere di accarezzare un coniglietto, raccogliere un uovo dal nido, sentire che gli animali sono parte del creato e che sono creature di Dio. Proprio come gli uomini, soggetti anche loro alla violenza, alla morte all’abbandono.
Credo che la licenza poetica e l’uso del paradosso siano sempre concessi al poeta come al giornalista, e che la polemica si nutra anche di frasi apparentemente forti. Frasi però che in questo caso sono state strumentalizzati dagli “amici degli animali” in quel modo farisaico di chi si strappa le vesti per un mezzo post su facebook e poi castra il pastore tedesco che ho adottato, dal canile di Bologna, prima di consegnarmelo, perché “queste sono le regole”.
Don Marco quindi ha dato testimonianza di Cristo, quando dice: “Chi scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare”. Meno male che nell’anno 33 dell’era Cristiana non esiteva “facebook”, perché a Gesù avrebbero contestato il reato d’istigazione all’omicidio, la violenza privata, la sottrazione della macina all’asino, che sarebbe stato privato del suo lavoro… Se ci pensate la storia si ripete.
Gianfilippo Dughera




















