Tema trasporti e scuole. “Dobbiamo evitare politiche pretestuose; abbiamo la capienza dell’80% sui mezzi pubblici. Se la curva aumenta e vi fosse la necessità di provvedimenti, piuttosto che lasciare a casa i ragazzi, sarebbe meglio si dilatassero gli orari scolastici mattina e pomeriggio, oppure didattica a distanza. Noi di autobus non ne abbiamo più, abbiamo messo in più centinaia di corse quotidiane, ma mancano i soldi per acquistare altri mezzi”. Così ha risposto il presidente della Regione Stefano Bonaccini a Myrta Merlino nella trasmissione “L’aria che tira”. “Apriamo gli occhi – aveva anticipato la Merlino intervistando Bonaccini sul tema spinoso dei trasporti – guardiamo i nostri autobus. Vanno bene tutte le raccomandazioni, la distanza, il lavaggio delle mani, la mascherina, ma, quando vediamo situazioni del genere, ci si chiede di cosa stiamo parlando”.

Il problema è sempre uno: le famiglie degli studenti pagano l’abbonamento, le corse, almeno sulle piccole città, sono sempre le stesse. E, come avveniva in passato, o si è stipati all’interno del mezzo, oppure si viene lasciati a piedi. Non molti hanno la possibilità di portare in auto il proprio figlio a scuola; le foto quotidiane di ciò che sta accadendo sono sotto gli occhi di tutti e “parlano” da sole. Ma: se la famiglia paga un servizio – perchè di questo si tratta – questo deve essere erogato. C’è difficoltà? Giustamente ha dato la risposta la Merlino: “Potevate pensarci. Avete avuto diversi mesi tra cui tutta l’estate”. Quindi, il problema rimane; se si dilatano gli orari scolastici tra mattina e pomeriggio deve essere riorganizzato tutto il sistema scolastico; già mancano gli insegnanti oggi, e, con una soluzione del genere, non si sa se il corpo docente intende assimilare tale proposta. Se mancano i soldi per acquistare altri mezzi – e la Regione non ha disponibilità in tal senso – è logico che i ragazzi continueranno a rimanere a piedi oppure sovraffolleranno i mezzi disponibili. La certezza, è solo una. Come diceva Totò in una celebre pellicola: “E io pago…”

Cristina Fiuzzi

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