Vengo accolto in azienda nella diffidenza del mondo Covid, mi accomodo. Pochi minuti di attesa ed arriva. Subito mi mette a mio agio, capisco al primo sguardo di essere di fronte ad una persona genuina. Cominciamo.
- Chi è Pino Guidi, ce lo vuole raccontare?
- Giuseppe Guidi, meglio noto come Pino, è un settantunenne che non ha ancora completato la propria maturità. Mio padre Andrea, ancora vivo a 99 anni, mi ha accompagnato nella mia crescita fin da piccolo. Lui era un esperto zootecnico ed io sono cresciuto attaccato alla sua giacca. Ho poi terminato gli studi da perito agrario e, dopo una breve esperienza al suo fianco, ho iniziato a lavorare all’ufficio agrario come dipendente pubblico. Allora, erano gli anni settanta, l’agricoltura era l’industria principale del paese. Dopo 27 anni, forte dell’esperienza maturata, ho abbandonato la PA per fare il commerciante. La mia azienda, oggi in mano ai miei figli, è cresciuta moltissimo negli anni e mi ha portato dove sono ora.
- La sua esperienza tocca anche altri ambienti?
- Sì, sono stato sindacalista, segretario della federazione del pubblico impiego, dove ho imparato l’arte della negoziazione. Erano i primi anni della comunità europea ed è stata un’esperienza molto formativa. Ho fatto anche esperienza politica, sono stato presidente della DC e responsabile del dipartimento agricoltura del partito fino al 2018. Sono stato anche presidente di Banca di San Marino per più di quattro anni e da circa un anno presiedo l’Ente Cassa di Faetano.
- Ho come la sensazione che voglia dirmi altro.
- Le voglio dire che la mia passione atavica, ciò che mi è rimasto nel sangue grazie soprattutto a mio padre, è riemerso dopo tutti questi anni. Ho quindi investito in un’azienda agricola nuova, prettamente zootecnica, nella quale allevo bovini ed ovini con tecniche di buon livello che mi hanno garantito importanti riconoscimenti a livello nazionale italiano.
- Non a San Marino?
- Purtroppo no. Il mio prodotto viene commercializzato a San Marino, ma dal mio paese mi aspettavo di più, da questo governo in particolare mi aspettavo di più.
- Da quale punto di vista?
- Mi sarei aspettato una stagione delle riforme, un governo che ha 44 consiglieri non può non fare le riforme.
- Riforme sì, ma quali in particolare ritiene essere le più necessarie?
- La PA. Non possiamo più permetterci una macchina pubblica così costosa e con alcuni settori che per burocrazia e mancate semplificazioni rasentano l’inefficienza. Occorre privilegiare il merito, ridurre gli stipendi e privatizzare. La burocrazia sta schiacciando l’economia mentre la PA dovrebbe essere di sostegno all’economia. Non è più pensabile che i dipendenti pubblici lavorino con orari diversi dal privato. Se ho un problema che deve essere risolto il lunedì, devo lavorare anche di domenica. Il concetto dell’impegno e della responsabilità deve essere colto anche dai manager della pubblica amministrazione.
- La politica ha delle responsabilità in tutto ciò?
- Certamente! Dobbiamo smettere di pensare al quotidiano e lavorare da statisti. Le pensioni ad esempio. Non mi spaventano i recenti tagli, mi spaventa il fatto che ancora non sia stato riformato il sistema pensionistico. Quando ero sindacalista i contratti erano ricchi perché era un periodo florido, oggi non è più così.
- Ma i diritti acquisiti?
- I diritti acquisiti fanno parte del passato, non è pensabile che siano solo alcuni a pagare, chi ha di più deve contribuire di più. La situazione finanziaria del paese non permette sprechi, la nostra economia finanziaria è al limite, il cambiamento è obbligato.
- Già, la mancanza di denaro, sembra che sia il male principale della nostra repubblica.
- San Marino ha un patrimonio di beni non strategici che quota circa 900 ettari. Terreni ed immobili potrebbero essere messi a garanzia di un debito pubblico che potrebbero comprare i sammarinesi ed anche gli italiani dei confini limitrofi che ci vogliono bene e ci conoscono. So che c’è un progetto per la gestione degli NPL che riguarda anche grandi player internazionali, ma io voglio stare con i piedi per terra. Sono attaccato al territorio ed alle nostre radici. Anche le banche potrebbero partecipare a fianco del progetto degli NPL promuovendo titoli, con adeguata normativa, garantiti da immobili il cui valore dovrà essere prossimo al valore di mercato. Questa idea, che in diversi a San Marino stiamo coltivando, consente di avere un approccio nuovo sugli NPL che avrebbero così una gestione domestica ed innovativa rispetto alla tradizione in vigore in altri stati. La risorsa finanziaria che deriva da questo progetto innovativo potrebbe a sua volta essere reimpiegata nell’acquisto del debito pubblico. Dare un contributo all’acquisto del debito pubblico significa procurare risorsa finanziaria per il sostegno all’economia del Paese, imprese e famiglie.
- E come lo ripaghiamo tutto questo debito?
- Con il lavoro. Dobbiamo riscoprire la cultura ed il senso del lavoro. Tutti dovrebbero lavorare, abbiamo dimenticato il significato del lavoro e della fatica ed è ora di ritrovarlo. Ci sono molte possibilità dalla valorizzazione del patrimonio territoriale per un turismo alternativo, guardi il Green Festival ad esempio. Ci sono molte aziende agricole che potrebbero insegnare valori ormai lontani dalle nostre abitudini. Poi un mio pallino, la dogana. Lavoro con le importazioni e le esportazioni e capisco il significato di una dogana. San Marino dovrebbe pretendere una dogana, è uno stato sovrano.
- E l’Italia cosa direbbe?
- L’Italia sarebbe felice se noi fossimo bravi a tenere alla larga gli stupidi che ancora cercano di fare trappole e fossimo trasparenti sulle merci in transito. Le province limitrofe, mi risulta, siano interessate all’import-export extra UE, con trasparenza e legalità potremmo essere un’opportunità anche per la Repubblica Italiana.
- Dovremmo attivare dei controlli severi.
- L’idea che siamo dei contrabbandieri ancora c’è, ma siamo noi a dover fare i controlli perché c’è la volontà di farli, non perché ce lo impongono gli accordi internazionali. La nostra sovranità deve essere esercitata con documentazione certa.
Dopo oltre un’ora ci alziamo ed accetto di buon grado l’invito a visitare il Ranch Francischin. Già so che dovremmo valorizzare persone di questo calibro e mentre ascolto la registrazione me lo ripeto, ripensando al suo sguardo di uomo non ancora maturo.
Giacomo Ercolani




















