L’andamento del ciclo economico è storicamente caratterizzato da una notevole differenza fra alta velocità di ampliamento della crisi e bassa velocità della relativa ripresa. Anche le recenti previsioni di rimbalzo delle economie più colpite dal coronavirus registrano un saldo negativo e non di poco. Inoltre il rimbalzo previsto sarà determinato alla ripartenza delle attività che sono state bloccate durante la fase più severa dell’emergenza, ma molte sono le aziende che non potranno ripartire o che vedranno una ripartenza molto rallentata, non solo nel settore del turismo. San Marino in ciò non solo non sarà un’eccezione, ma probabilmente dovrà fare i conti con conseguenze economiche molto più pesanti di altri stati.
È di pochi giorni fa il grido d’allarme lanciato dai sindacati che prefigurano un rischio potenziale molto alto di licenziamenti calcolato sul numero delle richieste di cassa integrazione. Sono oltre 8.000 i lavoratori che hanno usufruito dell’ammortizzatore sociale, oltretutto ridotto nella sua capacità di sostegno a causa della carenza di risorse nel bilancio dello Stato. In data 15 maggio è stato depositato un progetto di legge che prevede l’emissione di debito pubblico fino a 500 milioni di euro, debito da collocare sui mercati internazionali. Tutto ciò non può che rassicurare tutti noi sammarinesi della presumibile prossima capacità dello Stato di far fronte agli impegni di spesa correnti oltre che di sostegno all’economia del paese. In tutto ciò però una nota stonata risuona insistente dalla lettura dei fatti di cui abbiamo brevemente fatto cenno. In passato non era infrequente avere notizia di debitori delle banche che tentavano di pagare i propri debiti verso l’istituto di credito traendo un assegno dal conto corrente, in rosso, aperto presso la medesima banca. In quei casi lo sguardo del funzionario di banca che riceveva la proposta non era sempre comprensivo ed il cliente era mestamente costretto a cercare altrove le risorse per pagare i propri debiti, magari facendo altro debito. Purtroppo tale abitudine – come ogni cattiva abitudine che si rispetti – è difficile da modificare e molti hanno continuato, ancora oggi, a pensare di pagare il proprio debito facendo un nuovo debito, forti della convinzione che un creditore disattento si trova sempre. Succede spesso anche che il debitore scelga strade non proprio limpide per ottenere credito: in Italia è del 2012 una legge denominata salva suicidi, scritta per consentire al debitore sovra indebitato di rispettare i propri impegni solo in parte. Sembrerebbe essere la soluzione ottimale per ogni paese che ha debiti che non riesce a pagare, ma purtroppo per noi non è così. Un paese sovra indebitato continuerà a peggiorare le proprie condizioni economiche, le proprie condizioni sociali, le proprie condizioni di vita fino a che non sarà in grado di produrre più ricchezza di quella che consuma. E la ricchezza di cui ho appena scritto non è certo quella che ha riempito le casse delle nostre banche fino al 2009, la ricchezza di cui parlo è lavoro, quindi consumo, quindi investimenti, quindi servizi di qualità, quindi assistenza, quindi concorrenza, quindi sviluppo, in una parola benessere. Tutto ciò si ottiene solo con serietà, impegno, innovazione e creatività. È guardando al futuro ed alle possibilità di rinnovamento che si nascondono fra le pieghe delle difficoltà che ripagheremo i nostri debiti e ricostruiremo un paese in cui si starà finalmente bene, senza finzioni. Spiace, purtroppo, leggere di provvedimenti sul latte o sul lavoro dei sammarinesi, piuttosto che sul buon latte o sui buoni lavoratori. In questa direzione, ahinoi, il sindacato sarà tristemente Cassandra.
Giacomo Ercolani




















