“Mi sto logorando, già sono indietro con gli affitti, ma lo Stato le tasse le ha volute tutte”. Lei è Stefania, gestisce il bar Trilly a fianco al distributore a Ponte Ospedaletto di Longiano. Nei giorni scorsi ha affisso un cartello alla vetrina del suo esercizio, uno sfogo, perchè lei, ciò che allo Stato doveva e deve, lo ha pagato. E con enormi sacrifici. E’ sola, fa tante ore al giorno dietro un bancone come barista; non solo. Ci sono le pulizie, gli ordini da fare, gli uffici da girare. Come lei, tanti altre persone che gestiscono esercizi pubblici sono in enorme difficoltà. “Sembra che lavorare non sia più un diritto – dice Stefania – . Ho aperto lo scorso anno il 7 marzo; prima avevo preso informazioni perchè la pandemia stava avanzando. Tutti mi avevano assicurato che non sarebbe stato chiuso nessun esercizio e, invece, dopo pochi giorni, ho dovuto abbassare la saracinesca”. “Ma le utenze, affitto e tasse le ho dovute pagare e ciò che lo Stato mi ha dato, è stata una bazzecola al confronto di quello che è uscito dalla mia tasca”.
E’ arrabbiata; ma, come si fa a darle torto? Poi c’ la questione Green Pass che sta avanzando; “Cosa devo fare, mettermi all’entrata del bar e chiedere la certificazione? Per me i clienti sono tutti uguali”, chiede. “Sono davvero stanca – conclude – Avere ciò che è un diritto, il lavoro, sembra un sogno. Eppure non penso di chiedere tanto”. PS: ai longianesi. Facciamo vivere gli esercizi del nostro comune. Un caffè in un piccolo bar, fatto con il sorriso, è sicuramente meglio di quello bevuto in una grande pasticceria.

C.F.
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