Oumar Ly Cheikhou, la sera si e’ tolto la vita, impiccandosi con una maglietta alla grata della sua cella. Era agitato. Si era ferito durante il trasporto verso la Questura di Bologna e poi in camera di sicurezza aveva dato in escandescenza, ma gli agenti di sorveglianza erano riusciti a tranquillizzarlo, e non sussistono “condizioni concrete per ritenere fosse possibile da parte degli indagati impedire l’evento”. Il gip di Bologna Rita Zaccariello ha disposto l’archiviazione per i due poliziotti in servizio il 22 settembre scorso, quando il 39enne senegalese si suicido’ nella camera di sicurezza dell’edificio di Piazza Galilei.
Il Gip del Tribunale di Bologna, dunque, nonostante l’opposizione dei familiari dello straniero, ha accolto la richiesta della Procura: l’accusa archiviata era “omicidio colposo”. Nell’ordinanza, pero’, si sottolinea come “il personale di polizia e’ sempre piu’ ridotto e i mezzi a disposizione sono sempre più usurati e talora guasti”.
Oumar Ly Cheikhou era stato appena arrestato per maltrattamenti in famiglia e resistenza a pubblico ufficiale, dopo che la compagna si era rivolta al 113 perché l’aveva picchiata e minacciata con un coltello, tenendo in braccio il figlio di due anni e mezzo. In Questura, dove quella sera nelle camere di sicurezza si trovavano quattro persone e oltre alla vigilanza gli agenti avevano altre incombenze, “è assolutamente certo – scrive il giudice – che i due poliziotti si siano alternati per placare la protesta di Ly e rassicurarlo”. Ma poco dopo il controllo, tra le 22.45 e le 22.55, il 39enne si è suicidato.








