Subito una doverosa premessa: a due passi da piazza San Marco, il Cesena, non meritava di perdere. Perché il Venezia ha raccolto il massimo risultato con il minimo sforzo (un tiro, un gol). E poi perché, dopo il sigillo dei lagunari, Laribi e soci hanno avuto almeno tre nitide occasioni per rimettersi in carreggiata (che bravo Audero!).

COME MALGIOGLIO – Detto questo, però, bisogna ammettere che la (non certo irresistibile, anzi…) squadra del (sempre) ‘simpaticissimo’ Pippo Inzaghi, al cospetto del Cavalluccio non ha rubato niente. Perché il Cesena, a Venezia, ci è andato ‘solo’ per pareggiare. Come era già successo a Cremona l’ultima volta che i bianconeri avevano giocato (giocato???) lontano dal Manuzzi. Ormai lo hanno capito tutti, pure chi il calcio lo mastica solo ogni quattro anni in occasione dei mondiali: questo ‘povero’ Cesena se gioca col coltello fra i denti (e con un atteggiamento alla…Adriano Pappalardo) può vincere con chiunque, ma se invece scende in campo con l’intento di limitare i danni (e con l’ardore agonistico di…Cristiano Malgioglio) allora 4 volte su 5 le busca. Il pur bravissimo Castori (ribadiamolo ancora una volta: se il Cesena è ancora vivo, il merito è quasi tutto suo…), questo concetto, se lo deve mettere bene in testa. Una volta per tutte. Perentoriamente. Obbligatoriamente.

IL ‘SOLITO’ KUPISZ – Non vince da 5 gare, il Cesena (l’ultimo hurrà col Pescara, il giorno dell’Immacolata). La classifica dei romagnoli, comunque, continua ad essere (abbastanza) presentabile: quintultimo posto in condominio con l’Entella, in attesa del posticipo della Ternana (prossimo avversario di Fulignati e soci). Aspettando rinforzi dal mercato (Miangue e Fedele: arrivano tutti e due?) e nuovi aggiornamenti da ‘Chi l’ha visto?’ sul caso Cacia (questo 4-4-1-1 ‘castorizzato’ si prende con il Daniele bianconero allo stesso modo di cui Matteo Salvini si prende con i fans di Gigi D’Alessio o Nino D’Angelo), in casa bianconera possiamo intanto goderci qualche piccola ‘grande’ certezza che (anche) a Venezia si è palesata. Pericolosamente. Come il solito (grosso) bernoccolo di Esposito. Come la (scarsa, scarsissima) propensione al…pallone di Kupisz. Come la (consueta) scarsa incisività sottoporta del Cavalluccio (ok Audero, però…). Come l’intolleranza (chiamiamola così…) di Perticone alla…sinistra.

MORTA E SEPOLTA – Anno nuovo, difetti vecchi: questo è il Cesena di oggi. Un Cesena che dietro rischia il giusto, ma che poi dalla cintola in su (nonostante un ‘buon’ Schiavone) fa una fatica boia. Ed è troppo Laribi-dipendente. Insomma, per chi non l’avesse ancora capito: in chiave salvezza ci sarà da lottare fino alla fine. Anche perché, in B, non c’è nulla di scontato. Visto la Pro Vercelli? Pareva già morta e sepolta. Ed invece, dopo l’ennesimo ribaltone in panca, si è rimessa in corsa. Ah, un ultimo consiglio per Castori: Moncini merita più spazio. E non solo perché è un capitale del Cesena. Ok? L’accendiamo?

Flavio Bertozzi

VENEZIA – CESENA 1-0

VENEZIA: Audero; Bruscagini, Domizzi, Modolo; Andelkovic (20′ st Pinato), Suciu, Stulac, Falzerano, Garofalo; Geijo (34′ st Zigoni), Litteri (32′ st Cernuto). A disp: Vicario, Gori, Zampano, Soligo, Firenze, Fabiano, Marsura, Del Grosso. All: Inzaghi.

CESENA: Fulignati; Donkor, Esposito (31′ st Fazzi), Scognamiglio, Perticone; Kupisz (31′ st Moncini), Schiavone, Di Noia, Vita; Laribi, Cacia (14′ st Jallow). A disp: Agliardi, Melgrati, Suagher, Sbrissa, Cascione, Ndiaye, Panico. All. Castori

ARBITRO: Piscopo di Imperia.

RETI: 26’ st Geijo

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