La piadina, i raperonzoli, i radicchi selvatici, le erbe di campo. La grigliata con i fegatelli avvolti da alloro e rete e tanto altro. Come il cotechino fatto in casa, la tagliata, la caccia, i cappelletti e le tagliatelle.

E’ il regno della buona cucina, quella romagnola di “una volta”, sapientemente tramandata da tre generazioni. Situato ai “piedi” della rupe di San Giovanni in Galilea, frazione di Borghi, il ristorante Belvedere “da Rigoni” è aperto dal 1962; Adamo Rigoni lo aprì insieme alla moglie Gabriella e al fratello. E da allora, tre generazioni lavorano all’interno e lui, Adamo – che compirà 87 anni il 20 settembre prossimo – è al tagliere per la piadina, ogni giorno, vestito di bianco con la “parananza”. Unica, la sua piadina: la si può mangiare anche a differenza di giorni. Basta riscaldarla e il profumo invade ogni cucina e risulta friabile e gustosa come appena cotta. Quando gli si chiede qual è il segreto, con il sorriso risponde: “Farina 0, acqua, strutto fatto in casa, sale e bicarbonato”. Sottile al punto giusto, ben cotta a volte arricchita nell’impasto con il rosmarino o il sangiovese, quando arriva sul tavolo i commensali pranzerebbero solo con quella. Ma ci sarà un ingrediente segreto? Forse, ma non ci è dato a sapere. D’altronde, un segreto nella cucina quando si prepara un ottimo piatto, c’è sempre. E la piadina è il pane dei romagnoli; è tradizione, cultura, costume. E’ come un vestito “fatto a pennello”. Ma ci sono tanti altri piatti della tradizione, quella vera, che vale la pena assaggiare.

“Il ristorante lo aprii insieme a mio fratello – continua “Damo”, così chiamato da tutti i familiari – prima sotto forma di locanda. Poi, col tempo è diventato ciò che è oggi. E, ogni giorno, la cosa che mi da più soddisfazione è vedere la gente mangiare con gusto. Non spiluccare, ma mangiare da buongustai come è nella nostra tradizione. Mi piace quando la gente arriva e dice “ho fame”.

Oggi oltre ad Adamo ci sono le figlie, i nipoti: una famiglia intera che da ben 58 anni prepara i piatti: Damo va ancora a a raccogliere in campagna, a seconda del periodo, i radicchi selvatici, gli asparagi, i raperonzoli e le erbe di campo. Ci sono Maria Rosa e il marito ai fornelli, mentre figlie e nipoti servono a tavola. Tavoli distanziati con tutti gli accorgimenti come prevedono le regole oggi, sia all’interno, in veranda, all’aperto. C’è il buon sangiovese locale e ci sono i dolci fatti in casa. Dai piedi della rupe c’è una stradina sterrata che porta al ristorante; l’ultima parte il viale è “accompagnato” dagli ulivi. Si arriva al parcheggio che è una terrazza dove si scorge il mare. “Questo è un luogo meraviglioso per chi lavora vicino e non si deve spostare per decine e decine di chilometri”, conclude Adamo. Ma è un luogo  – aggiungiamo noi – che vale la pena di visitare.

Cristina Fiuzzi

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