Cantante, presentatrice, amabile intrattenitrice, è da qualche tempo lontana dalle luci della ribalta causa Covid 19, lasciando interdetti gli innumerevoli fans che, da sempre la seguono. Il loro digiuno, però, sta per terminare e già da questa sera, venerdì 26 febbraio, Luana Babini ritornerà in video con la trasmissione “A Balè”.Il titolo, però, non deve trarre in inganno poiché il format, 12 puntate in onda ogni venerdì alle ore 22,15 su RTV canale 73 deldigitale terrestre e su Sky canale 520, pur avendo come fil rouge la musica, vedrà la presenza di volti noti del mondo dello spettacolo che, nello spazio di un’ora, verranno intervistati da Luana con la collaborazione del giornalista Roberto Chiesa. Il personaggio ospite della trasmissione racconterà, con il supportodelle immagini, la sua vicenda professionale e artistica partendo dalleprime esperienze giovanili. Una cronostoria che cercherà di scoprire aneddoti, situazioni importanti, difficoltà e sacrifici, soprattutto in questo ultimo anno di pandemia con relativa chiusura dei locali di intrattenimento.

“La trasmissione di quest’anno – precisa Luana Babini – ha un’impronta leggermente diversa da quelle degli anni precedenti. La pandemia ha prodotto reazioni diverse sugli operatori del mondo dello spettacolo. C’èaddirittura chi si interroga se continuare questo lavoro o cambiare radicalmente occupazione. E anche in coloro che, pur non volendo cedere al pessimismo, attendono gli sviluppifuturicon vigile rassegnazione, c’è poca voglia di ridere. Non si vedono più i volti distesi degli ospiti, non c’è più quel clima goliardico che caratterizzava le puntate degli anni scorsi. Anche se va detto che la crisi del settore era presente da tempo. Certo il Covid 19 ci ha messo in ginocchio, ma le avvisaglie di un futuro incerto per le orchestre e per la musica da ballo in genere erano già presenti. Ecco saranno anche questi gli argomenti che verranno trattati nei vari blocchi della trasmissione, senza mai dimenticare la musica che la farà comunque da padrona”.

Torna, quindi, per la quinta edizione “A balè” un programma che metterà in evidenza luci ed ombre del mondo della sette note. Perché, diciamolochiaramente, la canzone veste un abito double face. Può presentarsi nel modo più leggero e scanzonato, oppure “rovesciando” abito, giungere a scavare nella identità della gente, termineinteso nella sua più nobile accezione. Quante canzoni hanno caratterizzato momenti storici lasciando segni indelebili? Attraverso le canzoni intere generazioni hanno dato il via a iniziative sociali e politiche dimostrando come la musica abbia il potere di legare intere comunità. E la Romagna con la sua musica testimonia il desiderio di mantenere vive quelle tradizioni che la globalizzazione rischia di far dimenticare. Dunque, riflettere sulla storia della canzone italiana significa anche riflettere sulla tradizione e sul senso civico di una nazione. “A balè”, dunque, apre una strada da seguire.

Roberto Zoli

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.