L’Italia si avvia alla riapertura dei confini tra le Regioni, con la possibilità spostarsi liberamente in tutto il territorio nazionale, ma ci sono dei problemi per alcune regioni. La data prevista dal governo è il 3 giugno. Ma la partita resta un rebus. Oggi è una giornata decisiva per capire se si potrà riaprire tutto o solo in parte.

Venerdì 29, infatti, oggi, infatti saranno disponibili i dati del monitoraggio nazionale sulle regioni relativo alle aperture del 18 maggio, ma gli esperti hanno chiesto ulteriori 24-36 ore per poter valutare anche i numeri relativi al weekend scorso, quello delle immagini della movida. La decisione del governo arriverà perciò tra domenica e lunedì, dopo aver sentito i governatori.

Spostamenti dal 3 giugno 
Al momento l’ipotesi più quotata resta la riapertura in tutta Italia, nessuna regione esclusa, ma la Lombardia in primis rischia.. I dati che saranno pubblicati oggi sulla base dei 21 indicatori del ministero della Salute non dovrebbero far scattare nessun allarme rosso, anche se la Lombardia resterà ancora «sotto osservazione» alla luce dei tanti contagi: dei 593 nuovi casi ben 382 (il 64,4%) sono in Lombardia dove però gli altri indicatori – in particolare la pressione sugli ospedali – sono positivi.

Lo spiega l’epidemiologo Vittorio Demicheli che fa parte della cabina di regia del ministero della Salute: «In base all’ultimo monitoraggio della scorsa settimana, la Lombardia ha 2,4 nuovi contagi a settimana ogni 10 mila abitanti. Il Veneto e la Toscana lo 0,4, Sardegna e Sicilia lo 0,1. In sintesi vuole dire che, vivendo in Lombardia, il rischio di sviluppare la malattia nel corso di una settimana è pari a 2,4 casi ogni 10 mila abitanti».

Inoltre, e veniamo al punto 2, visti i 24.477 malati attuali, sono presenti e ancora potenzialmente infettivi 24 soggetti ogni 10 mila abitanti, contro la media italiana del 9,2.

Per questi due motivi risulta veramente tanto rischioso per l’Italia intera la riapertura della Lombardia: è dunque possibile che si decida di ritardare l’apertura dei confini della Lombardia di una o due settimane, come comunicato su Corriere.it.

A decidere dunque se potremo o meno spostarci tra le diverse regioni senza autocertificazioni a partire dal 3 giugno, sarà dunque il monitoraggio fatto dal Ministero della Salute e dall’Istituto superiore di Sanità sulla base di dati registrati dalle regioni e classificati con diversi parametri concordando con i Governatori le aperture interregionali.

Come avverrà la raccolta dati del monitoraggio? Verranno resi noti ogni venerdì: questo significa che la data chiave per decidere la riapertura dei confini interni sarà quella del 29 maggio! Se una Regione dovesse rientrare tra quelle «ad alto rischio», sarebbe dunque ESCLUSA dalla mobilità interregionale, e scatterebbero per quel territorio norme diverse, creando di fatto Nuove Zone Rosse.

Ma ci sono ulteriori COMPLICAZIONI. Pare si vogliano consentire gli spostamenti solo a regioni con lo stesso livello di indice di rischio contagio , pertanto gli abitanti di una regione a basso contagio potranno muoversi solo su altre regioni a basso contagio, anche non confinanti, e quelli provenienti da regioni a rischio moderato, solo verso quelle con indice di contagio moderato, anche non confinanti.

MA così si RISCHIA la BEFFA, ecco perché

Dall’ultimo Report di oggi del Ministero, che riportiamo qui per completezza, risulterebbe che due regioni hanno ancora un indice di contagio Rt moderato, ovvero Lombardia, e Val d’Aosta. Sulla base delle nuove istruzioni, si creerebbe pertanto un assurdo, una beffa, ovvero che un lombardo potrebbe muoversi solo in Val d’Aosta, ma le due regioni non sono confinanti, facendo di fatto piombare la Lombardia, in una Nuova Zona Rossa!

Ricordiamo che l’indice fondamentale è Rt: mentre l’indice R0 indica la potenziale trasmissibilità di una malattia infettiva, l’Rt descrive il tasso di contagiosità dopo l’applicazione delle misure di restrizione. In sintesi, Rt è la misura della potenziale trasmissibilità della malattia legata alla situazione contingente, cioè la misura di ciò che succede nel contesto. Il coronavirus, per intenderci, ha un R0 medio di 2,5 casi secondari, mentre l’indice di trasmissibilità Rt, in questo momento, è compreso tra 0,2 e 0,7.

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