È Bobbio, in provincia di Piacenza, il comune italiano ad essersi aggiudicato l’edizione di Borgo dei Borghi 2019. Nella finalissima del programma condotto da Camilla Raznovich, andata in onda nella serata di ieri su Rai Tre, il comune ha battuto la concorrenza di centinaia di comuni, ridotti a venti (uno per ogni regione) all’ultima fase del concorso.

La giuria era composta da Philippe Daverio, storico d’arte italo-francese; Mario Tozzi, geologo e divulgatore scientifico; Margherita Granbassi, ex schermitrice con all’attivo 2 medaglie olimpiche, 3 vittorie ai Mondiali e 2 agli Europei di categoria.

Dopo una lunga fase di preselezione, che ha visto la presenza di tre borghi rappresentativi di ciascuna regione d’Italia, la finale di domenica 20 ottobre ha visto contendersi il titolo tra un comune per ciascun ambito territoriale d’Italia.

La scelta finale era ricaduta su Tassullo (Trentino Alto Adige), Strassoldo (Friuli), Fratta Polesine (Veneto), Laigueglia (Liguria), Tremosine sul Garda (Lombardia), Cella Monte (Piemonte), Gressoney-Saint Jean (Valle d’Aosta), Cetona (Toscana), Vitorchiano (Lazio), Castel del Monte (Abruzzo), Rotondella (Basilicata), Fiumefreddo Bruzio (in Calabria), Bagnoli del Trigno (Molise), Bovin (Puglia), Gradara (Marche), Lugnano in Teverina (Umbria), Castellabate (Campania), Atzara (Sardegna).

Interessante la presenza tra i finalisti di Gradara, che si era aggiudicata il titolo di Borgo dei Borghi per la stagione 2018-2019. Sarebbe stata la prima volta, in caso di vittoria, di riconferma di un borgo uscente.

L’albo d’oro dei borghi che si sono aggiudicati il titoloni passato:

  • Petralia Soprana (Sicilia, autunno 2018)
  • Gradara (Marche, primavera 2018)
  • Venzone (Friuli Venezia Giulia, primavera 2017)
  • Sambuca di Sicilia (Sicilia, primavera 2016)
  • Montalbano Elicona (Sicilia, primavera 2015)
  • Gangi (Sicilia, primavera 2014)

“L’incoronazione a Borgo dei borghi d’Italia rappresenta il coronamento di vent’anni di lavoro per creare un brand turistico del nostro meraviglioso paese” spiega Roberto Pasquali, 62 anni, bobbiese purosangue, sindaco del paese dal 1999 e consigliere comunale dal 1985, all’indomani del successo decretato dal programma di Rai3, condotto da Camila Raznovich e dedicato ai borghi più belli d’Italia. “Le carte vincenti sono la nostra storia e la nostra cultura – prosegue – ma anche l’essere inseriti in un contesto, la Valtrebbia, che Hemingway ha definito la vallata più bella del mondo. Abbiamo un meraviglioso fiume balneabile, una natura selvaggia sui nostri monti e richiami storico artistici unici in paese”.

Affacciata sul fiume Trebbia, la cittadina di Bobbio risente delle influenze delle regioni con cui confina e di cui in passato ha fatto parte (Liguria, Lombardia e Piemonte): sulle colline circostanti si coltivano ancora il nebbiolo e il dolcetto ed i piatti tipici sono di “fusione” con quelli della vicina Liguria. Il paese è ai piedi del Monte Penice a 272 metri di altezza con poco più di 3500 abitanti, che si triplicano nella stagione calda quando la vallata è meta di turismo estivo.

Il territorio è abitato fin dal neolitico ed è divenuto romano nel 14 a.C. con la successiva nascita del primo nucleo del borgo di Bobium. Ma la storia di Bobbio si identifica soprattutto con quella del monaco missionario irlandese Colombano che vi è morto nel 615 e con il Monastero di San Colombano, da lui fondato nel 614, monumentale aggregazione di edifici tra i quali svetta la facciata della basilica affiancata dall’elegante porticato dell’abbazia, dove hanno sede il museo e il celebre scriptorium.

L’altro simbolo di Bobbio è il famoso ponte Vecchio, detto anche Gobbo o del Diavolo (per il particolare profilo ondulato e contorto). Un ponte di età romanica con rifacimenti successivi e sovrastrutture barocche, lungo 280 metri con undici arcate diseguali tra loro.
Bobbio è anche il paese natale del regista Marco Bellocchio, che qui da anni in estate organizza il suo Festival del Cinema.
“Bellocchio è un altro fiore all’occhiello del nostro paese – conferma Pasquali – e il suo festival a contribuito in modo determinante a fare da traino per il turismo. Ma grandi meriti vanno anche ai nostri commercianti, che mantengono alta la bandiera della tradizione e della tipicità con i loro negozi”.

Da vedere a Bobbio, paese che in centro mantiene ancora le strade storiche con l’acciottolato, anche la piazza San Francesco, il santuario della Madonna dell’Aiuto (1621) e il monastero di San Francesco, conservatosi nello stile francescano rustico del XIII secolo con chiostro del XV secolo, mentre la chiesa è stata ricostruita in forme barocche all’inizio del Settecento.

Fra i tre Borghi che rappresentavano l’Emilia Romagna c’era anche Verucchio

Verucchio, Bobbio, Vigoleto: ecco i tre splendidi Comuni rappresentativi della Regione Emilia Romagna. Verucchio è un bellissimo borgo della provincia riminese che deve la sua fama storica alla famiglia Malatesta. Infatti che la nobile casata italiana del Medioevo che dominò sulla Signoria di Rimini e su vari territori della Romagna, ebbe origine proprio all’interno delle mura di questo borgo suggestivo. E fu proprio sotto la loro signoria che Verrucchio assunse quella che poi sarà la struttura urbanistica ancora oggi conservata. La piazza centrale, dedicata proprio alla nobile famiglia, racchiude ai lati eleganti palazzi di fine Ottocento/inizi Novecento. Tra questi vi è anche quello che ospita il Comune. Proseguendo il cammino lungo via San Martino si raggiunge la chiesa della Collegiata, all’interno della quale sono conservate importanti opere d’arte. Le due fortificazioni dei Malatesta sono invece ancora perfettamente visibili sulle due cime del monte: rocca dei Passerello, che venne trasformata nel Seicento nel Monastero delle Monache di Santa Chiara, e rocca del Sasso. Partendo dalla Chiesa di Sant’Agostino si possono ancora oggi percorrere le mura di cinta che rappresentano la struttura difensiva edificata nel borgo in epoca malatestiana.

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