Oggi comincerò scrivendo di rating. Il tema è interessante oltre alla profusione di commenti e voci che si sono diffuse a seguito della comunicazione pervenuta da Fitch lo scorso 18 ottobre. L’agenzia di ratings ha confermato il rating BBB- e l’outlook negativo. Il primo, il rating, rappresenta la probabilità che San Marino non rispetti i propri impegni di pagamento del debito. Il rating è espresso attraverso un scala di valori nella quale questa repubblica occupa la parte bassa dei buoni pagatori, cioè l’ultimo gradino di coloro che probabilmente pagheranno i propri debiti. L’outlook (termine inglese che possiamo tradurre con la parola “prospettiva”) è il secondo termine di giudizio che viene emesso e rappresenta la probabilità che il rating aumenti, peggiori o rimanga stabile nel tempo. Fitch ha confermato che le prospettive sono negative, stima cioè che il rating potrebbe peggiorare. Un peggioramento potrebbe avere conseguenze gravi per la capacità del paese di ottenere finanziamenti. In un passaggio illustrativo l’agenzia di rating spiega che l’outlook potrebbe divenire stabile, migliore quindi di quello attuale, qualora ci fosse un rafforzamento del sistema bancario, per esempio attraverso “maggiore fiducia in interventi efficienti”, o una più forte crescita economica. Il tema economico è divisivo in ottica politica: ancorché la campagna elettorale non sia ancora formalmente iniziata, il comunicato di Fitch è stato tradotto dalle parti politiche a vario titolo coinvolte. I detrattori della crisi vi leggono un riconoscimento del lavoro fatto dal governo uscente, i sostenitori del ritorno alle urne viceversa, associano la decisione dell’agenzia di rating alla manifestata volontà di cambiamento conseguente all’apertura della crisi. In tema di elezioni Fitch sembra auspicare un sostegno al governo entrante da tutte le forze politiche con il fine di attuare riforme strutturali in tema di pensioni, fiscalità, gestione dei crediti problematici (i famigerati NPL) e ristrutturazione del sistema bancario, Cassa di Risparmio in primis. Non vi è chi non veda una riproposizione delle soluzioni più volte suggerite dal Fondo Monetario Internazionale. Una lettura attenta del report sembrerebbe pertanto mostrare che nulla è cambiato, tanto meno le esigenze di intervento. Ciò che potrà essere fatto potrà assumere le più disparate forme, ma non potrà esserci alcun tipo di esito soddisfacente se non si manterranno le prerogative tipiche di un paese minuscolo – un paese cioè che potrebbe cambiare le proprie prospettive in pochissimo tempo proprio grazie alle sue ridotte dimensioni – e non si cercheranno soluzioni interne.

Gli NPL, per fare solo un esempio con il quale molti si riempiono la bocca senza sapere veramente quale bagaglio tale acronimo porta con sé, sono spesso valorizzati all’interno dei bilanci a valori molto inferiori alle effettiva capacità di rimborso dei debitori. La norma prevede la valorizzazione dei crediti in bilancio sulla base del “presumibile valore di realizzo”. Tale elemento di soggettività consente, in concreto, una valorizzazione molto “elastica” dei crediti non performanti (i Non Performing Loans di cui sopra, anche detti “crediti problematici”) in quanto la “presunzione” di realizzo altro non può essere che una “soggettiva”stima di realizzo. In sede di cessione di tali crediti (si veda la vicenda della vendita dei crediti Delta da parte di Cassa di Risparmio) il loro valore di acquisto sconta una presunzione di realizzo molto minore da parte dell’acquirente rispetto a quella del venditore. Ecco perché molte critiche sono state rivolte a operazioni di questo tipo: è ovvio che – visto l’ampio margine di soggettività – l’individuazione del prezzo giusto sia utopica. Le banche, consce del rischio di vedere tagliati pesantemente i propri bilanci si trovano di fronte al dubbio amletico di dover scegliere fra ripartire con una grossa perdita successiva alla vendita degli NPL o proseguire in un’attività rallentata da questo bubbone, appunto gli NPL, che continua a fagocitare risorse ogni anno. In ciò risiede il vero tema degli NPL, nel reale disvalore che rappresentano all’interno dei bilanci della banche, non nella loro gestione. Gli NPL infatti altro non sono che crediti e la loro gestione altro richiede che altissime competenze, basterebbero onestà, rapidità e dedizione, caratteristiche non così impossibili da trovare.

Giacomo Ercolani

 

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