I giudici del Tribunale Supremo Federale brasiliano hanno deciso di rinviare alla prossima settimana l’esame del caso di Cesare Battisti. Il Tribunale regionale federale della terza Regione, con sede a San Paolo, in Brasile, aveva deciso all’unanimità di mantenere le misure cautelari alternative al carcere per Battisti: lo scrive il sito del quotidiano ‘Folha de S.Paulo’. Lo scorso 7 ottobre, un giudice dello stesso tribunale aveva concesso la libertà all’ex terrorista – arrestato a Corumbà per traffico illegale di valuta e riciclaggio – a condizione che non lasciasse la zona di residenza senza autorizzazione previa della giustizia e che si presentasse ogni mese davanti ai magistrati.
Il terrorista dei proletari armati per il comunismo, 62 anni, deve scontare in Italia una condanna all’ergastolo in virtù della condanna definitiva stabilita dalla giustizia italiana in contumacia nel 1993 per quattro omicidi: di Antonio Santoro, un maresciallo della penitenziaria, del gioiellieri Pierluigi Torregiani, del macellaio Lino Sabbadin, e di Andrea Campagna. Ha ottenuto lo status di rifugiato politico in Brasile dall’ex presidente della Repubblica, Luiz Inacio Lula da Silva, il 31 dicembre del 2010, nell’ultimo giorno del suo secondo mandato. Si trova in Brasile dal 2007, dopo essere scappato dalla Francia dove era arrivato nel 1990. L’ex membro del Pac (Proletari Armati per il Comunismo), dopo l’arresto nel 1979, due anni dopo evade dal carcere di Frosinone e fugge Oltralpe con una piccola parentesi in Messico. Negli anni sono numerose le richieste di estradizione e nel 2009 la Corte suprema brasiliana concede anche l’ok, ma trattandosi di una decisione non vincolante lascia l’ultima parola al capo dello Stato. Lula però sceglie una strada diversa e il successore Dilma Roussef prosegue nello stesso solco. Negli ultimi mesi, però, Temer aveva aperto ad una possibile estradizione, prima del tentativo di fuga dei primi giorni di ottobre.
