Voglio capire perché l’ho uccisa, non riesco a capire perché. Lei per me era la vita, era tutto“. Sono le prime parole che ha pronunciato, disperato, Massimo Sebastiani, l’operaio tornitore di 45 anni reo confesso dell’assassinio della 28enne Elisa Pomarelli, presumibilmente strangolata. Oggi ha incontrato nel carcere di Novate, a Piacenza, Roberta, Bruzzone, criminologa e psicologa, nominata dal difensore di Sebastiani, Mauro Pontini.

“Oggi è stato sollevato nel parlare con me – racconta alla giornalista Paola Benedetta Manca dell’AdnKronos -. E’ una persona che desidera poter capire. L’incontro è andato bene, ha innumerevoli problematiche che oggi ho esplorato in maniera molto approfondita. E’ molto pentito, ma è stato molto peggio nel periodo precedente al delitto, in cui viveva una situazione che dipendeva dal rapporto con Elisa, rapporto che aveva creato un profondo malessere psicologico. Quando ci sono questi ingredienti è difficile che una relazione finisca bene. Sono rapporti pericolosi quando c’è una sproporzione di questo tipo”.

“Ora, chiaramente, in carcere – spiega Bruzzone -, molti di questi problemi non esistono più, di conseguenza, pur essendo profondamente pentito, sta realizzando piano piano il tipo di vita che conduceva, che era assolutamente patologica. Viveva in funzione di Elisa, ne era ossessionato affettivamente. Non aveva gli strumenti per portare avanti una relazione di questo tipo non corrisposta. E’ stato uno dei problemi principali di questa vicenda”.

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