Una caserma dei Carabinieri posta sotto sequestro e almeno sei militari arrestati, alcuni già in carcere altri agli arresti domiciliari. E’ un’inchiesta a tratti senza precedenti quella condotta dalla Procura della Repubblica di Piacenza e che ha portato all’emissione di diverse ordinanze di custodia cautelare per i militari di una caserma della Compagnia di Piacenza. I reati contestati andrebbero dallo spaccio, all’estorsione fino alla tortura.

La caserma posta sotto sequestro è la Levante di via Caccialupo, in centro a Piacenza. L’indagine è stata condotta dalla guardia di finanza, in collaborazione con la polizia locale, e riguarderebbe illeciti commessi a partire dal 2017.

L’inchiesta nasce da un’indagine di polizia giudiziaria sul traffico e lo spaccio di sostanze stupefacenti, che vedrebbe tra gli esponenti di spicco dell’organizzazione individuata un graduato dell’Arma dei carabinieri, in servizio presso la Stazione Piacenza Levante, che, sfruttando il ruolo di appartenente alle forze di polizia, avrebbe gestito un’attività di spaccio attraverso pusher di propria fiducia. Il militare, inoltre, avrebbe agevolato i sodali nella compravendita di ingenti quantità di stupefacenti, garantendo loro appoggio e protezione in cambio di un tornaconto economico.

Nel dettaglio, le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse nei confronti di 12 soggetti, di cui 5 appartenenti all’Arma dei carabinieri mentre ai domiciliari sono finiti 5 persone, di cui 1 appartenente all’Arma. Si tratterebbe del comandante della stazione. L’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, invece, è scattato per 3 militari appartenenti all’Arma e per 1 appartenente al Corpo e l’obbligo di dimora nella Provincia di Piacenza per un Ufficiale dell’Arma (il comandante della compagnia di Piacenza).

Ai domiciliari è finito il comandante della stazione dei carabinieri Levante, secondo quanto reso noto dalla pm Grazia Pradella nel corso della conferenza stampa in procura. “La figura di spicco come spacciatore era sicuramente un appuntato”, ha spiegato la pm. Per quanto riscontrato i comportamenti illeciti esistono a partire dal 2017.

Nel corso delle operazioni è stato eseguito anche il sequestro dell’intero stabile sede della richiamata stazione dei carabinieri nonché il sequestro preventivo di beni mobili, immobili e rapporti finanziari nella disponibilità del suddetto graduato dell’Arma.

“Per noi è come un colpo al cuore. Da parte nostra c’è totale disponibilità a collaborare per fare piena luce sui fatti. Penso all’amarezza dei tanti miei uomini dediti con onestà e generosità al loro lavoro”, ha detto il comandante provinciale di Piacenza Massimo Savo parlando dell’indagine.

In particolare, il neo procuratore Grazia Pradella ha fatto riferimento nel corso della conferenza stampa al pestaggio di un cittadino arrestato ingiustamente e accusato di spaccio di droga attraverso prove false, costruite ad arte per poter giustificare l’arresto. Addirittura, nell’intercettazione a cui si fa riferimento nel contenuto multimediale, uno dei presenti avrebbe detto al militare: “Basta, basta sennò lo ammazzi”, dopo aver sentito chiaramente i lamenti di un uomo che veniva maltrattato. E poi ancora, in una delle intercettazioni: “Non hai capito? …Hai presente Gomorra? Le scene di Gomorra. Guarda che è stato uguale! …ed io ci sguazzo con queste cose! Tu devi vedere che schiaffoni gli ho dato”, ha detto riferendosi alla serie tv realizzata sulla base dell’omonimo best seller di Roberto Saviano. “Faccio un po’ fatica a definire questi soggetti dei carabinieri – ha commentato il procuratore Pradella -. Non c’è stato nulla o quasi nulla di lecito, per quello che abbiamo potuto percepire. I fatti sono di estrema gravità ma non intaccano la fiducia che la procura della Repubblica di Piacenza ha nei confronti dell’Arma dei carabinieri. Quello che la procura deve chiedersi e che deve chiedersi anche l’Arma è come sia stato possibile che un appuntato dei carabinieri con un atteggiamento in stile Gomorra abbia acquisito tutto questo potere”.

Spaccio di “erba e coca” durante il lockdown
Non solo. Dalle indagini è emerso come i militari coinvolti fossero dediti allo spaccio di sostanze stupefacenti durante il lockdown, nonostante proprio Piacenza fosse una delle città più colpite dall’emergenza Coronavirus. In un’altra intercettazione si sente un carabiniere dire: “Lui siccome è stato nella merda, e a Piacenza comunque conosce tutti gli spacciatori, abbiamo trovato un’altra persona che sta sotto di noi. Questa persona qua va tutti da questi gli spacciatori e gli dice – che questo è … omissis… e gli dice “Guarda, da oggi in poi, se vuoi vendere la roba… vendi questa qua, altrimenti non lavori!” e la roba gliela diamo noi! Poi lui… loro a su… a loro volta avranno i loro spacciatori… quindi è una catena che a noi arriveranno mai!!” E poi ancora, ad uno spacciatore: “Mi faccio un unico perché così se riesco vengo a prendere sia l’erba che la coca, vengo a prendere tutte e due”.

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