E’ morto Antonio Megalizzi, il giovane giornalista trentino colpito alla testa dall’attentatore di Strasburgo.

Ricoverato in rianimazione subito dopo l’attentato, era in coma con il proiettile ancora in corpo. Inutile anche l’offerta giunta da Torino con l’offerta di aiuto sanitario. Gli specialisti delle strutture di Neurochirurgia dell’ospedale Molinette (diretta dal professor Diego Garbossa) e di Rianimazione dell’ospedale CTO (diretta dal dottor Maurizio Berardino) dell’Aienda ospedaliera universitaria “Città della Salute” di Torino si erano detti disponibili a fornire una consulenza per la valutazione del quadro clinico di Antonio Megalizzi, il giovane giornalista radiofonico colpito nell’attentato di martedì scorso al mercato di Natale di Strasburgo e attualmente ricoverato in un ospedale della città francese.

A Strasburgo in ospedale si trovavano i genitori di Antonio, e la famiglia della fidanzata Luana Moresco, che è rimasta tutto il tempo al suo capezzale sperando in un miracolo.

CHI ERA ANTONIO MEGALIZZI

Antonio Megalizzi, studente della Scuola di Studi Internazionali dell’Università di Trento, con già una laurea triennale alle spalle a 29 anni, era un giornalista ed un europeista convinto. Aveva esordito ai microfoni delle radio locali, anche per la sua grande passione per la musica: programmi a Radio Gamma di Rovereto (poi diventata Radio 80 Forever Young), a Rtt La Radio, la rubrica «Tesi di Laurea» per la sede Rai di Trento e infine la collaborazione con Europhonia, il network europeo delle radio universitarie. Per la quale era a Strasburgo a curare con due colleghe la diretta radio dalla seduta plenaria sulla Brexit.

Molto attivo anche sul fronte civile: faceva parte di «TrentinoEuropa», associazione guidata da Elisa Filippi, dirigente del Partito democratico.
Solo sabato scorso il 29enne trentino era al gazebo per l’iniziativa «Per un’Italia più forte in un’Europa che cresce». Un appuntamento che, questo fine settimana, doveva essere riproposto a Rovereto, come ricorda Filippi, sconvolta per quanto successo. «Antonio è tra gli organizzatori e con lui abbiamo fatto molte altre iniziative, sempre per fare conoscere l’Europa e abbiamo molti altri progetti in programma – ricorda – Ci siamo visti sabato mattina e l’ultimo contatto con lui è di domenica sera. Sabato, al gazebo, sono venuti a trovarci anche i suoi genitori e mi ha molto colpito l’orgoglio che coglievo nei loro occhi verso questo figlio così impegnato. Sono davvero sconvolta: ieri, quando ho sentito dell’attentato, ho cercato di contattarlo perché mi aveva detto che sarebbe stato a Strasburgo. Ma non ho avuto risposta al mio messaggio. Poi ho saputo».

Antonio era nato e cresciuto a Trento, viveva con la famiglia nel rione di Cristo Re dove l’altra sera si è pregato per lui al Rosario settimanale.

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