Riprende la pubblicazione da parte del quotidiano “l’Informazione” dei verbali di quelle riunioni della “Commissione affari di giustizia” da cui, un anno fa, scaturì il teorema del Colpo di Stato, a lungo cavalcato dai partiti di opposizione e ad oggi quasi integralmente smontato da recenti fatti di cronaca giudiziaria.

Dalle recenti rivelazioni emergono due aspetti sostanziali.

In primo luogo scopriamo che la decisione di secretare i contenuti del famigerato addendum alla relazione sullo stato della giustizia (documento che viene redatto annualmente dal magistrato dirigente) fu una scelta consapevole e meditata dello stesso magistrato dirigente Valeria Pierfelici.

La Perfelici infatti, prima, nella seduta del 30 ottobre 2017, insieme alla relazione sulla giustizia, consegnò a tutti i membri della Commissione una appendice contenente affermazioni allora ritenute “gravi” e “pesanti”, poi, nella successiva seduta del 22 novembre dichiarò che tale documento non era da intendere come addendum alla relazione (che per regolamento viene consegnata ai Consiglieri) bensì addendum alla audizione in Commissione Giustizia, le cui sedute sono segrete.

In questo modo, a detta di alcuni consiglieri di maggioranza, la Pierfelici avrebbe coscientemente fornito del materiale alle opposizioni per fomentare lo scontro politico. Materiale che fino ad oggi, vedi l’archiviazione del “caso Capuano” o archiviazione “ex giudice Guidi”, si è tuttavia mostrato inconsistente.

In secondo luogo, emerge il nome di Buriani, il magistrato del processo “conto Mazzini”, la Tangentopoli bianco-azzurra. A quanto si può evincere dalle pubblicazioni, il magistrato Buriani sarebbe stato oggetto di pesanti insinuazioni da parte della Pierfelici. Insinuazioni che, viste le critiche a cui è stato sottoposto il magistrato, sono state fatte proprie in maniera acritica dall’opposizione, in barba al segreto istruttorio.

Significativo a tal proposito è il comunicato firmato da “TUTTE LE FORZE DI OPPOSIZIONE” a risposta della richiesta, formulata da Adesso.sm, coalizione di maggioranza, di dimissioni del consigliere Ciavatta da membro della Commissione Affari di Giustizia a seguito del rinvio a giudizio di quest’ultimo (per diffamazione, minacce, violenza privata e istigazione a delinquere, conseguenti al blitz in Cassa di Risparmio).

Il comunicato recitava: “… Ciavatta offre la piena disponibilità a prendere in considerazione l’ipotesi di non partecipare a tali consessi nel momento in cui anche altri componenti togati o non togati, condannati o rinviati a giudizio, non partecipassero al Consiglio Giudiziario Plenario”.

Il riferimento al magistrato Buriani, condannato dal collega Morsiani per diffamazione semplice a seguito di denuncia proprio dell’ex Magistrato Dirigente, è evidente.

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