di Franco D’Emilio

Ormai, è evidente quanto la pandemia Covid19 metta a dura prova il nostro governo, sinora assolutamente incapace di gestire l’emergenza sanitaria nazionale in modo razionale, ben pianificato, soprattutto senza contraddizioni e opacità di condotta.

Il nostro, si sa, è un governo democratico, espressione di una democrazia rappresentativa parlamentare, quindi la gestione della pandemia in atto dovrebbe manifestare le capacità dell’attuale maggioranza parlamentare e di governo: invece, così non è stato finora, la maggioranza appare spesso divisa, discorde sulle modalità di lotta al flagello virale, dunque la maggioranza politica numerica non coincide affatto con una corrispondente maggioranza d’intenti.

In palese difficoltà sulle modalità operative e costruito sul cardine cigolante tra Partito Democratico e Movimento 5 Stelle con il rinforzino minimo di Liberi e Uguali e Italia Viva, quest’ultima incline al ricatto con i suoi pochi, ma essenziali parlamentari, il nostro governo si è rivelato impreparato, anche fragile dinanzi ad una sfida globale tanto veloce e destabilizzante, come la pandemia: già privo di una politica, interna ed estera, forte e determinata, l’attuale governo giallorosso è palesemente incapace di azioni, rispondenti alla complessità del mondo contemporaneo.

In modo particolare, ha fallito e fallisce sulla gestione delle risorse informatiche, banche dati e intelligenza artificiale, nel controllo e la previsione dei contagi, poi ha sbagliato e sbaglia nell’interpretare l’emergenza come un problema di tempestività operativa al momento anziché di operatività sicura, omogenea e ben mirata su tutto il territorio, infine ha rivelato e rivela la propria incultura politica nel rapportare sanità, economia e istruzione in un piano che, pur emergenziale, garantisca, comunque,la continuità di vita e scuola, di lavoro e produzione.

In presenza di un’epidemia l’esistenza non deve rallentare il suo corso e il contagio deve prevenirsi nell’ambito di una mobilitazione generale, pubblica e privata, di sicurezza che chiami alla difesa degli interessi individuali e di comunità, difesa anche supportata adeguatamente da provvedimenti di sostegno economico appropriati e non dispersivi.

Invece no, questo governo è stato pasticcione sin dall’inizio: è partito con ritardo rispetto alla proclamazione dello stato d’emergenza; ha assunto provvedimenti contradditori, anche inutili senza, ad esempio, provvedere adeguatamente al problema della mobilità e dei trasporti; ha disperso risorse economiche nel caso dell’incentivo all’acquisto di biciclette e monopattini o, caso ancora più eclatante, nella fornitura alle scuole di discutibili banchi singoli su ruote.

L’esecutivo italiano ha sempre adottato interventi costrittivi, straordinari solo ed esclusivamente attraverso la decretazione della Presidenza del Consiglio, saltando a piè pari il confronto con il Parlamento: il motivo è chiaro, attiene alla fragilità democratica del nostro esecutivo, costruito su una maggioranza parlamentare, quella delle ultime politiche, ora non più rappresentativa del consenso odierno della maggioranza dei cittadini e, per questo, pure molto fluida nel passaggio di parlamentari tra i partiti, in modo particolare tra forze di governo ed opposizione.

Di conseguenza, il governo Conte, temendole, ha eluso la possibile contrarietà e la potestà legislativa del Parlamento, appellandosi allo stato di urgenza e necessità dinanzi alla pandemia, quindi trincerandosi dietro una giustificazione strumentalmente enfatizzata ad arte: in vari momenti drammatici della nostra storia nazionale, come quello corrente, il Parlamento italiano ha sempre svolto, senza esitazione e sosta, il suo ruolo, dunque?

La scelta del governo giallorosso, pasticcio tra populismo fancazzista pentastellato e raccogliticcia sinistra residuale postcomunista, è stata quella di tenere i cittadini in una condizione di stretta sudditanza, prona alla decretazione d’urgenza, saltando o ascoltando, coinvolgendo solo marginalmente tutte le voci rappresentative dell’associazionismo e del sindacato, dell’impresa e della cultura.

Non sapendo governare l’emergenza epidemica, lo testimoniano i fatti e i malaccorti provvedimenti assunti, l’attuale governo ha compromesso la propria credibilità e rimarcato quanto la sua maggioranza sia quella di un paese legale senza più riscontro nel paese reale.

La rappresentatività democratica e parlamentare è stata incrinata dalla gestione padronale di questo esecutivo e, sicuramente, per recuperarla appieno occorrerà molto di più di quella primula, ora simbolo della vaccinazione per una “Italia che rinasce con un fiore”.

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