Tutte le pensioni che al lordo superano i 100mila euro l’anno subiranno delle detrazioni, chiamato contributo di solidarietà, coinvolgerà circa 25mila posizioni che porteranno ad un risparmio, secondo i calcoli dell’INPS di circa 140milioni su base annua.

Pertanto chi percepisce una pensione lorda superiore a questa cifra a far data dal 1° giugno avrà un assegno ridotto. Chiarisce l’INPS con una sua circolare di qualche giorno fa che il taglio avrà una durata di cinque anni, dal primo gennaio di quest’anno fino al 31 dicembre del 2023, così come impone la recente Legge di Bilancio 2019 n° 145.

Vediamo quali sono le pensioni coinvolte. I trattamenti pensionistici diretti a carico del Fondo pensioni lavoratori dipendenti, delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi, delle forme sostitutive, esclusive ed esonerative dell’assicurazione generale obbligatoria e della Gestione separata. Per queste pensioni gli importi complessivamente considerati debbono essere superiori ai 100mila euro lordi anno, con taglio che avrà le seguenti percentuali: 15% per la quota di importo da 100.001 a 130.000 euro; 25% da 130.001 a 200.000 euro; 30% da 200.001 a 350.000 euro; 35% da 350.001 a 500.000 euro; 40% sulla quota eccedente la pensione da 500.001 euro.

Per individuare l’importo pensionistico complessivo è necessario fare riferimento agli importi lordi su base annua di tutti i trattamenti pensionistici diretti, compresi quelli con decorrenza infra annuale, a carico delle forme pensionistiche. Sono inclusi anche i supplementi di pensione e le pensioni supplementari a prescindere dal sistema di calcolo adottato per la loro liquidazione. Sono escluse invece dal taglio le pensioni di riversibilità, di invalidità e quelle riconosciute alle vittime del dovere.

Per il calcolo alla somma lorda annua di tutti i trattamenti percepiti sarà applicata l’aliquota corrispondente di riduzione. L’importo così ottenuto andrà comunque suddiviso secondo gli importi di ogni singolo trattamento e applicato solo ai trattamenti pensionistici diretti liquidati con una quota retributiva. Mai comunque può essere inferiore, su base annua, ai 100mila euro.

Ottavio Righini

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